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Università: è così determinante per l’inserimento nel mondo lavorativo?

Oggi quando si parla di percorsi universitari si parla più che altro di percorsi travagliati. Ognuno ha una storia diversa da raccontare, fra chi ha iniziato e non finito, chi l’ha iniziata e l’ha finita con o senza i risultati sperati e chi invece non l’ha mai presa in considerazione. Ma in fondo quale università calza a pennello con i nostri sogni? Cosa ci porta a pensare che l’università sia la strada giusta? In molti considerano l’avere un certificato detto anche “pezzo di carta” necessario, per avere un posto nel mondo lavorativo. Una riflessione ci sorge spontanea: ma è così tanto determinante l’università per l’inserimento nel mondo lavorativo? In questo articolo andremo a raccontare e riflettere su i diversi approcci e le interessanti riflessioni nei confronti dell’università.

È così determinante l’università per l’inserimento nel mondo lavorativo?

Per via di istituzioni, idee e dalla fretta di prendere decisioni, dovuta alla paura dello stare fermi; si crede che l’università sia tutto quello che ci serve. Si pensa a fare l’università più come una soddisfazione personale che come utilità vera e propria. In alcuni percorsi è fondamentale avere la laurea ovviamente, come giurisprudenza e medicina; questo perché lo stato riconosce e anche noi, che occuparsi di determinati ambiti non si ha a che fare solo con la propria vita ma anche quella degli altri. Doppia responsabilità, doppio lavoro.

Parlare di scelte, come farle, come arrivarci e come ci condizionano. Di solito si parte dall’iscriversi alle giornate “open day” delle università, così da illustrare e iniziare a capire e sentirsi parte delle community. Questa scelta assume nei nostri confronti anche una parte di psicologia, che di solito condiziona anche la nostra scelta, cioè quella delle nostre abitudini. – “Noi siamo ciò che facciamo ripetutamente, perciò l’eccellenza non è un atto ma un’abitudine”-  come dice Aristotele. In cui il valore effettivo del nostro operato corrisponde non a quello di una singola azione ma a quello dell’insieme di tutte le nostre azioni.

Molti ragazzi reputano la scelta dell’indirizzo universitario difficile, la gran parte vanno ad esclusione.. la causa? La giovane età, il non aver avuto modo ancora di confrontarsi e sperimentarsi sul campo in differenti situazioni; siamo stati abituati a prendere scelte già dal liceo che in grandi linee un minimo ha influenzato la nostra scelta sull’università, scegliendo indirizzi in cui si era più agevolati o che si doveva seguire per forza per via di una pressione ricevuta da conto terzi.

Quale è il momento in cui una persona va a crisi e inizia a pensare se l’indirizzo o l’università sia la scelta giusta?

Molti hanno paura di dire la verità a se stessi e in molti casi ai genitori. Cambiare università per il timore di  subire il peso di una delusione, l’ aver sprecato tempo, in alcuni casi soldi.. quando in realtà lo sprecar tempo corrisponde al lasso di tempo che ci teniamo a pensar se sia la strada giusta o sbagliata. Dal momento che una persona ci pensa i casi possono essere due: 1- I dubbi dovuti alle materie e alla loro utilità nel dopo, 2- Si diventa consapevoli di aver scelto quella strada non per noi ma per qualche altro motivo (influenze esterne, genitori..) e ci rendiamo conto che quello che stiamo facendo non è quello che vogliamo fare veramente.

Nel primo caso; riguardo le materie, da fuori ci sembrano sempre interessanti, magari a volte senza nemmeno sapere di cosa parlano veramente, ma semplicemente ispirati dal nome. La curiosità delle materie è l’input che fa interessare le persona al corso. Nel momento in cui bisogna studiare e devono fare l’esame la gran parte molla; Qui è la questione è complessa: non si capisce se questo problema è dovuto dalla pigrizia di noi giovani avendo tutto online, a portata di cellulare o se la materia deve acquistare un senso più pratico da far valere la propria concretezza sul campo lavorativo. Una grande ansia di molti ragazzi mentre ascoltano una materia è: questo argomento a cosa mi servirà in futuro? Pensano subito all’utilità della materia per il dopo, senza godersi il momento formativo, e senza godersi il proprio bagaglio culturale imparando tutte quelle cose. Il mondo di oggi corre quindi in molti si sentono in dovere di correre appresso ad esso e seguire le correnti senza domandarsi prima cosa li appassiona veramente. Mancando di prospettiva, “anche se non capivo l’argomento, studiavo perché ho l’esame”. La scelta dell’università a volte da come senti degli studenti, la prendono come un hobby.

A cosa serve l’università?

L’università è il momento in cui assimili tante cose, fra cui cose che ti interessano e cose che non ti interessano, le filtri, e si trattengono quelle informazioni considerevoli da far fruttare e unendole, così via alimentando la propria crescita personale. Detto ciò non bisogna pensare che “tutto fa brodo” ma riuscire a capire ciò che ci interessa davvero o che ci appassiona; il che non significa dedicarsi a qualcosa in maniera assoluta, perché più noi andiamo avanti, più noi ci sposteremo dalla nostra bolla e cambieremo, idee, opinioni, prospettive e progetti così come le  passioni, indirizzando la nostra curiosità verso altre esperienze. 

L’essenza di tale esperienza che sia universitaria, di un master o un corso apre un ventaglio di conoscenze, che ti aiuta a riflettere e scegliere ciò che si vuole approfondire, muovendosi verso nuove realtà, iniziando a fare, cose che sui libri non ti spiegano. 

Dobbiamo entrare nella mentalità che l’università è un accelerazione alle nostre competenze e ti aiuta a capirci meglio, ma dopo un posto nel mondo bisogna ritagliarselo da soli. Essa non ci garantisce niente, piuttosto pensiamo in cosa possiamo migliorare ed iniziare ad agire, aggiungendo tassello dopo tassello, lavorando anche su se stessi.

Ludovica Marini

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