L’incontro tra Usa e Russia segna un cambio di rotta sull’Ucraina, ma Europa e Kiev restano fuori dai giochi. I primi colloqui diretti tra Stati Uniti e Russia dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina hanno avuto luogo a Riad. Quattro ore di discussione tra alti funzionari di Washington e Mosca, con esiti definiti “positivi” da entrambe le parti. Un primo passo per negoziare la fine del conflitto, almeno secondo le dichiarazioni ufficiali. Ma a restare fuori dalla stanza sono l’Unione Europea e l’Ucraina, mentre gli Stati Uniti consolidano il loro ruolo di arbitro della situazione.
Usa e Russia parlano di Ucraina mentre l’Europa non decide nulla
L’incontro ha visto protagonisti, per la parte statunitense, il segretario di Stato Marco Rubio, il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz e l’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff. Per Mosca, invece, erano presenti il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera di Putin. A fare da mediatori, il ministro degli Esteri saudita, principe Faisal bin Farhan Al Saud, e il consigliere per la sicurezza nazionale saudita Mosaad bin Mohammad Al-Aiban.
Il nodo centrale del vertice era il futuro dell’Ucraina. Washington e Mosca hanno stabilito quattro principi cardine: la ripresa della piena funzionalità delle missioni diplomatiche nei due Paesi, la creazione di squadre di negoziatori per trovare una soluzione accettabile al conflitto, il dialogo su cooperazione economica e geopolitica futura e l’impegno a mantenere un canale di trattativa aperto ad alto livello. Un accordo che parla di diplomazia, ma che evidenzia anche il crescente isolamento dell’Unione Europea nel processo decisionale sulla guerra. Per il momento, non è stata fissata una data per un vertice tra Putin e Trump, ma la possibilità non è esclusa.
Gli Stati Uniti aprono all’Europa, ma è un po’ tardi, Macron convoca un vertice post colloqui USA e Russia sull’Ucraina, ma l’Europa è divisa
“Anche l’Europa ha imposto sanzioni alla Russia e quindi dovrà sedersi al tavolo dei negoziati”, ha dichiarato Rubio, specificando però che l’obiettivo primario è porre fine al conflitto. Parole che suonano come un’ulteriore conferma del fatto che l’Europa è stata tenuta fuori dalla fase iniziale di queste trattative.
Negli ultimi giorni, infatti, si era diffusa la notizia che Washington non fosse interessata alle richieste di pace avanzate da Kiev, tra cui il rispetto dell’integrità territoriale e il diritto di adesione alla NATO. Un cambio di postura che ha allarmato le cancellerie europee, già in difficoltà nel delineare una strategia comune.
La risposta di Emmanuel Macron non si è fatta attendere. Il presidente francese ha convocato un vertice d’emergenza con i principali leader europei, nel tentativo di trovare una posizione comune. Tuttavia, i risultati sono stati poco concreti: nessun accordo su un piano di sicurezza per Kiev, nessun consenso sull’invio di truppe di pace, solo la promessa di nuove sanzioni contro Mosca. Il premier francese Francois Bayrou ha avvertito che “la guerra può arrivare in Europa”, mentre il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot ha annunciato nuove misure punitive contro la Russia.
Verso una pace decisa altrove?
L’unico vero escluso da questa trattativa è, ovviamente, l’Ucraina. Volodymyr Zelensky è volato in Turchia, dove ha ribadito che Kiev non riconoscerà alcun accordo siglato senza il suo coinvolgimento. Il presidente ucraino ha dichiarato di aver appreso dai media dell’incontro di Riad, evidenziando ancora una volta come la guerra stia scivolando sempre più fuori dal controllo di Kiev.
Durante una conferenza stampa con Erdogan, Zelensky ha chiesto che al tavolo dei negoziati vengano inclusi anche Unione Europea, Regno Unito e Turchia. Ma l’impressione è che la partita si stia giocando altrove, con gli Stati Uniti pronti a dettare le regole e l’Europa costretta a inseguire.
Il vertice di Riad segna un passaggio chiave nel conflitto ucraino, non tanto per i suoi risultati immediati quanto per il segnale geopolitico che manda. Gli Stati Uniti si pongono come mediatori, ma con un’agenda che non sembra prioritariamente orientata agli interessi di Kiev. La Russia ha ottenuto una legittimazione diplomatica, mentre l’Europa appare sempre più marginalizzata.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





