Musica

Vedrai Vedrai, Luigi Tenco: una canzone intima di un’attualità struggente

Fra le più celebri canzoni del cantautore, Vedrai Vedrai di Luigi Tenco è un’intima lettera rivolta alla madre che cela un’attualità disarmante. Un dialogo dolcissimo in cui il giovane Luigi percepisce nella propria anima una patina di inadeguatezza; un tempo che scorre lento e non accompagna i suoi sogni di artista. Il tema è simile a un’altra canzone di Tenco, Un giorno dopo l’altro, in cui l’artista descrive la vacuità dei suoi sforzi nella ricerca costante di un avvenire; speranza divenuta abitudine in una dimensione in cui i sogni non si sono concretizzati e il futuro è ormai diventato passato.

Vedrai Vedrai, Luigi Tenco: il senso di colpa nei confronti della madre, la rabbia e la speranza

I testi di Luigi Tenco, fra questi anche Vedrai Vedrai (1965), non hanno mai riflettuto spensieratezza né sono mai stati creati come melodie di intrattenimento goliardico. Luigi Tenco cantava la disperazione della vita quotidiana; i problemi, le angosce, le frustrazioni, il fallimento. In un’epoca in cui, negli anni ’60, erano i musicarelli e le canzoni d’amore a riempire le scene, Luigi Tenco si discostava da questa società infiocchettata a dovere da un fastidioso ossequio. Vedrai Vedrai è una canzone più personale e intima rispetto ad altri suoi brani; tutte le sue canzoni, però, convergono in un punto bene preciso: l’intolleranza verso il compromesso, qualunque esso sia. Uno dei casi più eclatanti è il brano Cara Maestra, del 1962; un’aspra critica ai pilastri fondamentali della società come la chiesa, l’istruzione, la politica, tutte convenzioni e consuetudini ornate da un falso perbenismo imperante. A causa di questa denuncia sociale in musica, nemmeno tanto velata, la RAI decide di allontanarlo per circa due anni.

Vedrai Vedrai di Luigi Tenco è un testo delicato e intimo al contempo in cui emerge tutta la personalità dell’artista: la sensibilità di non deludere una madre che aveva già fatto tanti sacrifici; il suo carattere fiero, ma umile nel constatare la possibilità che i suoi sogni potessero sgretolarsi in una cruna di fallimento. Nel testo, Luigi si rivolge alla madre con toni supplichevoli, quasi come fosse una preghiera, dalle cui parole emerge un potente senso di frustrazione. La madre, infatti, lo voleva ingegnere: una carriera sicura, borghese e Luigi soffriva e si sentiva in colpa per aver, invece, seguito la sua vocazione musicale; una strada che, ancora, faceva fatica a decollare. E’ la sofferenza di un uomo che patisce perché non riesce a dare, all’adorata madre, ciò che merita; è la rabbia dolorosa dello sguardo di una madre che incrocia il volto del figlio ogni sera, al suo rincasare, ma che non pronuncia parole di rimprovero e, anzi, continua a credere in lui, nonostante le promesse disattese.

Un sentimento antico: la mortificazione di deludere chi si ama

Il brano è un compendio di amarezza, rabbia, speranza, sensibilità. Ma è anche un testo in cui si racconta, in modo sublime, un sentimento antico quanto attuale: la vergogna di deludere qualcuno che si ama e la conseguente mortificazione dovuta a promesse naufragate. Luigi Tenco percepisce la tacita delusione della madre dal modo in cui lo guarda, delusa, rientrare a sera. Lo sguardo materno di Teresa è quello di una madre che vede un figlio faticare nella realizzazione di un sogno; in Vedrai Vedrai Luigi Tenco racconta un modo di fare materno dolce e compassionevole. Teresa non lo accoglie sottolineando i suoi fallimenti, né criticandolo crudelmente. La sua è una continua indulgenza, un sempiterno moto di dolcezza e fiducia nei confronti del figlio; un atteggiamento di protezione che, di solito, si riserva a un bambino. La madre, pur avendo idee diverse sul futuro di Luigi, ha la delicatezza di non contrastarlo ma, anzi, di andargli incontro. Ciò scatena in Tenco sentimenti contrastanti quasi come se, quel troppo amore misto a compassione, ricalcasse e confermasse la sua evidente incapacità.

Quando la sera me ne torno a casa
Non ho neanche voglia di parlare
Tu non guardarmi con quella tenerezza
Come fossi un bambino che ritorna deluso
Sì, lo so che questa non è certo la vita
Che ho sognato un giorno per noi

Preferirei sapere che piangi
Che mi rimproveri di averti delusa
E non vederti sempre così dolce
Accettare da me tutto quello che viene
Mi fa disperare il pensiero di te
E di me che non so darti di più

In queste strofe si percepisce quanto Luigi Tenco fosse avvilito dal non riuscire a essere come altri uomini a cui tutto viene così semplice: imparare, non fallire. Il modo di fare di mamma Teresa che lo guarda con tenerezza struggente come se fosse un bambino inconsapevole, è motivo di patimento ma anche di estrema lucidità: è una resa nei confronti di un destino a cui sì, Luigi si affida, ma di cui non si sente responsabile.

Vedrai Vedrai, Luigi Tenco e il dolore esistenziale: una lucida personalità

La crudezza di questa interpretazione risiede nella promessa che Tenco fa alla madre. Il cantautore non sa dare un tempo preciso ma, si rivolge a lei sicuro che la situazione, presto o tardi, sarebbe cambiata. Forse estrema lucidità o profonda insicurezza celata da un maldestro tentativo di consolare una madre preoccupata? Potrebbe essere, se non fosse che la personalità di Tenco non era avvezza ai compromessi.

Vedrai, vedrai
Vedrai che cambierà
Forse non sarà domani
Ma un bel giorno cambierà
Vedrai, vedrai
No, non son finito, sai
Non so dirti come e quando
Ma un bel giorno cambierà

La frase ”Non son finito sai” è emblematica; nonostante l’umiltà e il dolore esistenziale, Tenco credeva nella sua musica e per questo voleva esser amato. La sua diversità si palesa in ogni suo testo, a cominciare da Ciao amore, Ciao:

In un mondo di luci sentirsi nessuno

Ecco come, realmente, si sentiva Luigi Tenco. Non perché insicuro delle proprie idee, ma perché cosciente di non esser capito in una società così frammenta dove lui così si descriveva, con amara lucidità e ironia:

Non saper fare niente in un mondo che sa tutto

Il brano risulta molto attuale in quanto racconta anche di come sia difficile trovare il proprio posto nel mondo, di come a volte i sogni camminino a passi lenti e i giovani pieni di auspici vivano nella precarietà; nell’eterno timore della delusione. Un tempo, questa situazione, poteva essere annoverata alla sfera artistica ma oggi, considerata la claudicante situazione economica, il dolore esistenziale dell’affermazione sconfina in un’ottica lavorativa ben più ampia. Persino Francesco Guccini nella sua L’Avvelenata cita come il mondo musicale, ai tempi, fosse visto come una nave in perenne stato di naufragio:

Mia madre non aveva poi sbagliato a dir: “Un laureato conta più d’un cantante”.

Quello che Tenco auspica nel rivolgersi alla madre è rivoluzionario. La promessa per un domani diverso è un vero e proprio appello: un urlo di rivolta a lottare insieme per un futuro giusto, un domani migliore.

Stella Grillo

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Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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