Jason Voorhees è il personaggio di finzione nato dalla penna di Sean S. Cunningam. ‘Venerdi 13’ è una delle saghe più iconiche del genere slasher horror, e oggi ci interroghiamo su cosa abbia reso la maschera da hockey più famosa del cinema e della cultura pop tanto emblematica. Una maledizione si è abbattuta sul campo estivo di Crystal Lake e miete vittime attraverso un uomo dal passato oscuro. Jason è l’uomo nero che minaccia l’estate degli adolescenti che vivono l’amicizia e l’amore ignorandone la tragica caducità.

La nebbia di Crystal Lake

La storia orginale di Friday the 13th è ambientata nel 1979, nel campeggio umido e isolato di Crystal Lake, dove alcuni ragazzi sono stati assunti in vista dell’apertura estiva. Il gruppo, tuttavia, non è al corrente di una tragedia avvenuta in quel luogo trent’anni prima, quando un bambino di nome Jason, figlio dell’allora cuoca del campo estivo, venne spinto nel lago dai suoi compagni, dove vi morì annegato per la distrazione dei sorveglianti di turno. L’universo di Venerdì 13 conta ad oggi ben dodici film (tra cui un crossover con Freddie Kruegher e un reboot sul primo capitolo. Tanti sono stati i libri, i fumetti, i videogiochi e giochi da tavolo che ne hanno tratto ispirazione. Il primo capitolo, Venerdì 13, uscito nelle sale il 9 maggio del 1980, ha incassato circa 60 milioni di dollari nel mondo (nonostante i 550 mila dollari a disposizione per produrlo). Il suo budget, benché irrisorio, ha permesso anche la partecipazione di un giovane Kevin Bacon nei panni di Jack Marand.

Jason Voorhees

1. La vendetta di una madre

Come d’estate accade ci si riunisce attorno ad un falò e ci si racconta storie del terrore. Quella che si raccontano i ragazzi di Crystal Lake attorno al fuoco vede protagonista un mostro misterioso che si aggira nei boschi uccidendo. Il turpe destino darà veridicità a questa leggenda. Ma facciamo un passo indietro. Maggio 1957, siamo a Crystal Lake Camp nel New Jersey. L’undicenne Jason è affetto da deformità e idrocefalia (un accumulo di eccessivo liquido cerebrospiinale nel cervello). Il bambino, schivo e solitario, un giorno viene preso di mira dai bulli e gettato in acqua. Pamela, sua madre, sconvolta da quanto accaduto, nonostante il figlio sia sopravvissuto, decide di mantenere chiuso il campeggio uccidendo chiunque cerchi di riaprirlo. Nel 1979 Pamela viene uccisa da Alice Hardy col suo stesso machete. Jason a questo punto subisce un secondo trauma che lo spingerà a proseguire la sua vendetta, mietendo il panico nelle notti estive di chiunque varchi il suo territorio. Passano cinque anni, e nel vicino campeggio di Packanack Lodge un gruppo di ragazzi si prepara per diventare sorvegliante estivo. Jason, che ha la sua baracca nella zona limitrofa riprende a spaventare nel silenzio le vite dei ragazzi.

2. Il mutismo di Jason

Se Freddie Kruegher fa della parola un’arma affilata e Mychael Myers si annuncia con il respiro, Jason è completamente afasico. Ma a cosa si deve questa caratteristica? Nel commento audio del DVD di Jason va all’Inferno, il regista Adam Marcus e lo sceneggiatore Dan Lorey hanno ammesso di aver discusso a lungo sulla scelta di far parlare Jason, perché andava contro oltre dieci anni di tradizione. Tuttavia, hanno ritenuto che fosse la soluzione migliore per la scena, anche se non del tutto coerente con il personaggio. Secondo alcuni Jason non sarebbe in grado di parlare sin dalla nascita, per problematiche cognitive, secondo altri il suo sarebbe un voto. Quando sarebbe stato fatto annegare dai bulli infatti, sarebbe stato privato della possibilità di urlare. Da allora avrebbe deciso di smettere di parlare. Il fatto però che ansimi, grugnisca e reagisca al dolore ci fa supporre che possa parlare ma scelga di non farlo, come totale disprezzo verso l’umanità.

3. La location di Camp Crystal Lake

Un’altra curiosità riguarda i giorni di set del primo capitolo della saga. Ci vollero 28 giorni per girare Venerdì 13-Crystal Lake. Come sanno bene molti fan irriducibili, il primo Venerdì 13 (Friday the 13th) di Sean S. Cunningham è stato girato al Camp No-Be-Bo-Sco, un campeggio per i Boy Scout ancora oggi attivo che si trova a Hardwick, nel New Jersey. Vi si può intravedere subito la targa che omaggia la nota saga. Sfortunatamente, l’accesso al camping è vietato al pubblico, il che significa che non si possono visitare le location delle riprese al di fuori dei rari eventi speciali vengono talvolta offerti. Ogni tanto però (e sempre di venerdì 13, ovviamente), il campeggio offre ai fan della saga horror la possibilità di entrare. Un anno i gestori hanno persino deciso di optare per qualcosa di ancora più interessante! Non solo hanno aumentato il numero di tour offerti, ovvero venerdì 13 e sabato 14 aprile, ma hanno anche messo all’asta una notte nel campeggio in compagnia della star dei primi due film Adrienne King. Se però cerchiamo un luogo omonimo basterà esplorare le zone boschive della Florida per trovarvi Camp Crystal Lake situato vicino a Starke.

4. La maschera da hockey

La maschera da hockey è divenuta un’icona del cinema horror, proprio attraverso il personaggio di Jason Voorhees di Venerdì 13. Questa maschera rappresenta la paura, il terrore, l’orrore. Da Michael Myers e la sua maschera bianco gesso, al sacco di liuto di Jason e poi alla maschera da hockey che accentua il terrore di un mostro nero e senz’anima, ciò che copre il viso incarna la nostra paura più profonda, quella del buio, e dell‘ignoto. La maschera figura sul grande schermo e terrorizza senza bisogno di espressione, divenendo essa stessa la nemesi, la follia omicida. La maschera dà forte riconoscibilità al personaggio e consente anche che questo cambi senza perdere il suo fascino narrativo (Jason diventa uno zombie, un demone e poi un cyborg). Dalle maschere del teatro greco al cinema, passando per la Maschera del demonio di Mario Bava in Italia, essa spaventa, affascina, inquieta e ci spinge a guardarci dentro più che a guardare. Jason riemerge dalla nebbia di Camp Crystal Lake, un luogo maledetto in cui il Male è transitato, quello dei bulli, e ora trama di ritornare, senza redenzione alcuna.