Dalla penna di Wes Craven nel 1984 è nato il demone dei nostri incubi, l’icona tout court del genere horror Anni ’80. Ma cosa ha reso la creatura di Freddie Krueger tanto emblematica negli anni a venire?. Il 16 novembre il cigolio raccapricciante dei suoi rasoi compirà 41 anni dall’uscita del primo capitolo – Dal profondo della Notte – e oggi sembra che nulla sia davvero cambiato. Ha terrorizzato la teen generation degli Anni ’80 e ha promesso lo stesso brivido nei suoi capitoli a venire. Ben 6 sequel più il capitolo di scontro all’ultimo sangue contro il terribile Jason in Freddie contro Jason. Scopriamo insieme cosa ha reso questo cult indimenticabile.
Cosa si cela sotto il maglione a righe

L’ “assassino di bambini” Krueger fu arso vivo dai genitori inferociti di Elm Street per le sue malefatte e da allora la sua anima aveva cominciato a vivere dannata, cercare di uccidere nei modi più subdoli le sue vittime, con i suoi iconici vestiti, o talvolta prendendo le forme dei loro pensieri. Filastrocche perturbanti, una caratterizzazione geniale e l’uso di colori disturbanti firmano un capolavoro indiscusso del genere horror splatter. Nasce da un fatto di cronaca la storia di un uomo bruciato che cerca vendetta e infesta i sogni di giovani ragazzi.
Parola d’ordine: ‘Don’t sleep’
La generazione Anni ’80 aveva conosciuto la maledizione di La casa (1981), la mostruosità de La cosa (1982) ed i corridoi inquietanti di The Shining (1980). Sangue a fiumi, maledizioni ineludibili dalle pareti della propria vita quotidiana. Mai nessuno però aveva sussurrato alle vittime prescelte che la loro salvezza sarebbe dipesa dalla capacità di restare svegli. Freddie inquieta con la promessa di rapire tutti i bambini e di perseguitarli nei loro sogni. Non c’è più la zona sicura del sonno a ristorare le paure umane ma è proprio nella loro dimensione più fragile e disinibita che bisogna iniziare a correre. Wes Craven fu liberamente ispirato a fatti reali, come quello di cronaca secondo cui una famiglia sfuggita agli orrori della guerra in Cambogia era riuscita a raggiungere gli Stati Uniti. La famiglia avrebbe cercato di ricominciare ma il loro figlio minore avrebbe cominciato a fare incubi tremendi. Se si fosse addormentato, qualcosa di oscuro lo avrebbe preso: questo è ciò che continuava a ripetere alla famiglia. Dopo disperate notti insonne si sarebbe addormentato e poi morto subito dopo, lanciando un ultimo grido lancinante. Questa storia mise i brividi a Craven tanto da iniziare a pensare ad una sceneggiatura. Battezzerà infine questa creatura ‘Kruger’, proprio come un bullo che lo tormentava ai tempi della scuola.
Cosa lo rende tanto iconico? il maglione e l’ironia…
1.Il maglione
Si dice che Wes Craven abbia attinto l’idea del maglione a righe da un episodio della sua infanzia, quando osservò un uomo ubriaco attraversare la strada con una maglia simile. L’idea trovò subito il consenso e il perfezionamento del costumista David Miller, che lo rese logoro e sporco di fango, per accentuare l’effetto marcio di una creatura tanto vicina alla morte, ma ancora legata al mondo dei vivi. I colori, inoltre, sono stati scelti per una ragione psico-cromatica. Il rosso e il verde scuro trasmetterebbero all’occhio un effetto sgradevole e disturbante. Molto simile fu la maglia di Kurt Cobain in un concerto del 1981 a Seattle. Ricordiamo inoltre che la fantasia a righe negli anni ’80 aveva un preciso marchio simbolico: legato al movimento musicale del punk ed alle proteste dei movimenti più anticonformisti.
2. L’uso dell’ironia
Basta vedere poche scene in cui Freddie Krueger si rivolge alle sue vittime per essere disorientati da un linguaggio ironico, irriverente, cinico. Non è un tratto comune a tutti i serial killer quello di uccidere con raffinatissima ironia e quasi divertente sarcasmo. Krueger è questo: un manipolatore. Ecco che il personaggio è la personificazione perfettamente riuscita del suo stesso mondo: la dimensione persuasiva e disinibita dei sogni, rendono la storia del Male intrisa di intelligenza e razionalità, e questo rende il Male come pensante, più vero e per questo difficile da disinnescare. Freddie è il padrone del suo mondo e sa come muoversi, tanto più che le sue vittime siano giovanissime. “Ho sempre avuto una cotta per le prostitute in questa casa”. E’ così che uccide, con mezzi affilatissimi: denti, coltelli, parole…
…I poteri del Male e l’infanzia che inquieta
3.I poteri
Non solo l’umorismo nero ma anche una dote smart di cambiare e cambiarsi. Può volare, mutare forma, teletrasportarsi e leggere nel pensiero. Freddie ha innumerevoli poteri che rendono la vittima del tutto impotente, in un mondo, quello dei sogni, in cui prendere il cntrollo è già di per sé quasi impossibile. Freddie riusce a torturare in tutt’altro modo rispetto ad asce e motoseghe, note agli amanti dell’horror. Kruger penetra nei segreti delle vittime e li manipola usando un canale diverso: la loro stessa mente.
4. L’infanzia finita
‘Uno, due, un due tre, Freddy arriva e cerca te!‘. Il perturbante della saga slasher è corroborata dagli elementi attinenti al mondo dell’infanzia. Uno fra tutti è l’uso della filastrocca. Bambine con le trecce che saltano la corda e nominano il mostro. Niente ricorda casa. I ragazzi scelti da Freddy sono vittime di una maledizione e l’infanzia, che richiamo le bambine fantasma, sembra dir loro che è finita per sempre. Non è solo nel mondo di finzione che l’infanzia giunge al tramonto ma anche nell’immaginario reale di quegli anni. Sconvolgimenti politici, come il terrorismo islamico e la guerra fredda, minacciano l’uomo e sgorgano di un nuovo flutto di precarietà. Da una parte l’avanzamento dei videogiochi promettono l’acquisizione di doti superomistiche, dall’altro il cinema accoglie lo smarrimento, la paura ancestrale del buio.
Un’era al tramonto
Ciò che annichilisce è l’idea di un mostro che pur ferendosi non muoia mai, perché la morte l’ha già conosciuta. Le vittime al contrario, si feriscono davvero e riportano da svegli le ferite dei loro sogni. Non c’è, quindi, prospettiva peggiore di questa: sconfiggere un assassino immateriale. Krueger è davvero capace di tutto, persino di violare le leggi della fisica, piegare il tempo e lo spazio. L’unico modo per renderlo debole è trascinarlo nella realtà, dove diventa vulnerabile alle aggressioni fisiche. Il punto debole è nascosto all’intuizione dei ragazzi e se mai arriva non è una missione semplice. Sregolatezza, ribellione, inconscio, paura archetipica. Qualsiasi sia la vera grande simbologia dell’uomo dal volto bruciato, Freddie incarna un vento nuovo, di morte e rinascita, che con inesauribile fascino, risorge così, dal profondo della notte.
Doriana Gatta.
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