Tra i protagonisti di Venezia 82 c’è anche il regista Marco Bellocchio, sbarcato in Laguna con i primi due episodi di Portobello, Fuori Concorso alla Biennale. La serie televisiva, come il titolo suggerisce, racconta uno dei più clamorosi errori giudiziari nella storia italiana, ovvero il dramma del presentatore Enzo Tortora, ingiustamente accusato e imputato di associazione camorristica e traffico di droga. La vicenda risale al 1982; il conduttore è all’apice della sua carriera grazie al programma Portobello, seguito e amato da milioni di spettatori. Quando Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo e spettatore assiduo del quiz dalla sua cella, decide di pentirsi, tutto precipita. Il malvivente fa il nome di Tortora, che viene arrestato il 17 giugno 1983. È l’inizio di una discesa negli Inferi, dai quali lo showman riemergerà solo anni dopo, quando verrà provata la sua innocenza.
Fabrizio Gifuni veste il ruolo di Enzo Tortora. Con lui Lino Musella, Romana Maggiora Vergano, Barbora Bobulova, Carlotta Gamba, Alessandro Preziosi, Fausto Russo Alesi e Salvatore D’Onofrio. La serie è scritta da Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore. La fotografia è di Francesco Di Giacomo, la scenografia di Andrea Castorina, i costumi di Daria Calvelli, il montaggio di Francesca Calvelli. Le musiche, invece, sono affidate a Teho Teardo.
Marco Bellocchio presenta in conferenza stampa la serie “Portobello”

Presenti in conferenza stampa Marco Bellocchio, i produttori, lo sceneggiatore Stefano Bises, il protagonista della serie Fabrizio Gifuni, gli interpreti Romana Maggiora Vergano, Lino Musella e Barbora Bobulova. La serie, composta da sei episodi della durata di sessanta minuti, sarà disponibile nel primo trimestre del 2026. La parola passa subito al regista: «Nella vita ci sono delle casualità, e non si possono mai fare programmi. Ho letto un libro che raccoglieva le lettere inviate da Enzo dal carcere, che hanno suscitato in me un grande interesse verso il personaggio. Lo conoscevo fin da bambino, ma ai tempi di Portobello facevo altre cose, avevo altri interessi, e mi era sostanzialmente estraneo. Quando, il 17 giugno, tutte le televisioni mostrarono quest’uomo ammanettato e ricoperto d’insulti, il suo stupore mi stupì».
Dalle prime puntate del telefilm, si evince la scelta di concentrarsi sul privato di Tortora, e sulla sua lotta per dimostrare la propria innocenza e per riacquistare l’identità perduta. Spiega Bellocchio: «Lui vuole un’identità nuova. All’inizio era uno dei “quattro moschettieri” della televisione italiana, insieme a Mike, a Corrado e a Baudo, un conquistatore di audience, poi diventa altro. L’avvicinamento progressivo della camorra “tocca” il destino di Tortora; per questo era importante raccontare sia la vita e la carriera di Enzo, che quella di Pandico, che era quasi convinto di avere un rapporto con il conduttore».
Per Bises, il tema centrale è «l’incredibile casualità di questa storia, che ha reso tutto più complicato. Ogni personaggio coinvolto in questa vicenda è complesso e irresistibile, e tutti insieme compongono un ritratto del Paese, di una società che sta cambiando. Più entravamo in questo mondo, più trovavamo aspetti affascinanti di questa vicenda, più tenerle unite diventava difficile, ma Marco ha fatto il miracolo».
Marco Bellocchio, un cantastorie del passato, ma concentrato sul presente
Nel corso della sua straordinaria carriera, Bellocchio ha spesso raccontato storie di epoche passate, più o meno lontane dai giorni nostri, senza però distogliere lo sguardo dal presente. Racconta il regista: «Sono affascinato dal passato. Personaggi come Tortora, Buscetta e lo stesso Tortora sono legati al mio vissuto, li conoscevo, ne avevo sentito parlare, e in ognuno di loro ho trovato qualcosa di personale, che permettesse di dar vita alle cose accadute, senza limitarmi alla mera cronaca».
Per un pubblico straniero o più giovane, la vicenda giudiziaria di Enzo Tortora è una storia inedita, o un’eco lontana, ma per il regisita, «tutto si gioca sulla nostra capacità di descrivere i personaggi in modo che risultino interessanti anche all’estero, com’è successo già per Moro. La drammaturgia deve vincere, il montaggio, la musica e tutte le componenti rendono accattivante il prodotto. Quanto più siamo fantasiosi, tanto maggiore è la speranza che il nostro lavoro venga apprezzato oltralpe».
Fabrizio Gifuni a Venezia 82: «La storia di Tortora ha cambiato l’Italia»
Interviene Fabrizio Gifuni: «La vicenda di Tortora ha cambiato la storia e ha aggiornato i codici di procedura penale. Quello attuale è molto più garantista rispetto al precedente, decisamente più inquisitorio. Era una macchina oscura in cui potevi essere imprigionato senza saper bene perché. Racconta un cambiamento, ma questa è una storia terribile e fatta di tanti strati; ci puoi passare una vita a cercare di capire quanto la casualità abbia inciso su quello che è accaduto».
«Questo personaggio di straordinaria popolarità, amato dal pubblico, perde tutto in un secondo, e basta un momento a far sì che quello stesso pubblico gli salti alla gola per sbranarlo. A cosa dobbiamo questo? È il successo? La fama? L’invidia? O un istinto barbaro insito in noi che ci porta a sperare di veder cadere qualcuno di potente? Indagando questo aspetto, si scoprono tante cose, sia su Tortora, che sull’epoca. Prima di approdare a Portobello, veniva da sette anni di esilio televisivo, perché si era permesso di definire la TV italiana un “baraccone”. Era un uomo libero e a tratti ruvido nei giudizi, e questo spiega perché una parte del Paese fosse pronta ad azzannarlo», prosegue Gifuni.
Le parole del cast di “Portobello”
Lino Musella, che nella serie interpreta il pentito Giovanni Pandico, parla del suo lavoro sul personaggio: «Mi sono documentato su di lui, ho studiato, ho visto video su di lui e ho cercato di portarlo a uno stato di autenticità, mostrando il suo lato interiore. Aveva un aspetto folle ma, come mi diceva Marco, era una follia sobria; i “personaggi maschera” sono difficili, e lui mi chiedeva verità».
Romana Maggiora Vergano e Barbora Bobulova, invece, interpretano due donne molto legate a Enzo Tortora, ma delle quali si conosce poco, se non niente. Per Bobulova, cresciuta dietro la Cortina di ferro, «Portobello non significava nulla, quindi mi sono documentata. Mi hanno colpito le lettere, più che i filmati. I libri che ho letto mi hanno aiutata a capire la tragedia di quest’uomo, e il dolore dell’intera famiglia. Anna Tortora era sempre dietro le quinte, ha concesso solo un’intervista subito dopo l’arresto, ma è sempre stata al fianco di suo fratello. Era una sponda tra lui e la sua famiglia, devota a Enzo, e Marco mi ha dato carta bianca nella sua costruzione».
Romana Maggiora Vergano, invece, ha prestato il volto a Francesca Scopelliti, compagna del presentatore: «Ho ammirato il fatto che lei sia rimasta ai margini di questa storia, senza mai pretendere un riconoscimento pubblico nella vicenda. Non ho mai avuto il coraggio di contattarla, per pudore e rispetto nei suoi confronti. Temevo di avere un coinvolgimento emotivo troppo forte e di deluderla».
Federica Checchia





