È il 69 d.C., e l’impero romano è dilaniato da un’aspra guerra civile, le cui origini si fanno risalire agli ultimi mesi di governo di Nerone. Durante quello che è passato alla storia come “l’anno dei quattro imperatori”, si succedono Galba, Otone, Vitellio e Tito Flavio Vespasiano (9 – 79 d.C.). Sarà proprio quest’ultimo, acclamato imperatore dalle legioni orientali e danubiane, a ripristinare l’ordine e la pace, dando inizio alla dinastia dei Flavi (69 – 96 d.C.).

Vespasiano, l’homo novus

Vespasiano è una figura cardine nella storia della Roma imperiale, capace di tracciare una cesura con il passato. Non solo non appartiene alla gens giulio-claudia, che per oltre quarant’anni aveva tenuto saldamente le redini del regno, ma proviene da una famiglia sabina di umili origini. Da Augusto fino a Nerone il potere era stato trasmesso per adozione, rimanendo nelle mani dell’aristocrazia romana. Vespasiano, invece, istituisce la trasmissione ereditaria dell’impero, la cui reggenza, alla sua morte, prima spetterà al primogenito Tito e poi al figlio minore Domiziano. Uomo pragmatico, valoroso soldato e lavoratore instancabile: questa è l’immagine che la storia ci tramanda di un imperatore che ha saputo sovvertire le regole e salvare l’impero da una profonda crisi economica e sociale.

Giulio Romano, Il trionfo di Tito e Vespasiano - Photo Credits: web
Giulio Romano, Il trionfo di Tito e Vespasiano – Photo Credits: web

Il Colosseo, una delle sette meraviglie del mondo

A Vespasiano viene consegnata una città semidistrutta dall’ultimo grande incendio, quello avvenuto nel 64 d.C., e ridotta in molte sue parti ad uso privato dell’imperatore. Egli restituisce Roma ai romani, riconsegnando loro gli spazi di cui Nerone si era impropriamente impossessato per includerli nella Domus Aurea. A lui dobbiamo la ricostruzione del Tempio di Giove Capitolino, l’erezione del Tempio della Pace nei Fori Imperiali e il completamento di quello del Divo Claudio sul colle Celio. Il nome dell’imperatore, tuttavia, è legato a quello di uno dei monumenti più noti al mondo, il Colosseo.

Vespasiano, Colosseo - Photo Credits: web
Colosseo – Photo Credits: web

Simbolo per eccellenza della città eterna, il Colosseo – o Anfiteatro Flavio – occupa l’area che un tempo accoglieva un laghetto artificiale nei giardini della reggia di Nerone. La maestosa struttura era destinata ad ospitare giochi, spettacoli di gladiatori e, una volta riempita d’acqua l’arena, combattimenti navali. Inaugurato da Tito nell’80 d.C., l’anfiteatro doveva esser degno della grandezza di Roma e simboleggiare i fasti dell’impero.

Vespasiano, un imperatore sempre pronto alla battuta

Per garantire migliori condizioni igieniche, Vespasiano decide la costruzione dei bagni pubblici, che da lui prendono il nome di “vespasiani”. Fra le diverse tasse imposte, spicca quella sulla raccolta dell’urina: contenendo ammoniaca, l’urina era a quel tempo utilizzata per il suo potere sgrassante dai fullones, ovvero coloro che lavavano i tessuti. Al figlio Tito che lo rimprovera per quest’imposta considerata disdicevole, l’imperatore risponde: “Pecunia non olet”, “il denaro non ha odore”.

Al manifestarsi della malattia, Vespasiano esclama: “Ah! Mi sa che sto per diventare un dio!”. Svetonio, storico e biografo romano, ci riporta le sue ultime parole:

È opportuno che un imperatore muoia in piedi.

È il 79 d.C.: allo stremo delle forze ed insistendo per alzarsi dal suo letto di morte, dopo nove anni di regno se ne va un uomo capace, da solo, di mutare le sorti di un impero.

Seguici anche sulla nostra pagina Facebook e sulla nostra pagina Twitter!

© RIPRODUZIONE RISERVATA