Cultura

Luoghi nascosti: Vicarello e il tesoro dimenticato

Vicarello, un borgo a nord di Roma sulle sponde del lago di Bracciano, fu testimone nel 1852 del ritrovamento di un ricco tesoro oggi quasi dimenticato. Il sito dove nel 1852 ci fu questo straordinario ritrovamento archeologico oggi ricade nel Parco regionale naturale di Bracciano Martignano ma non è visitabile. La frazione di Vicarello, nel comune di Bracciano, è composta da un Borgo che si affaccia sulla strada provinciale, e dalla zona dei Bagni che occupa la parte più alta della collina. Nella zona Bagni si trovava l’edificio delle Terme dove è stata ritrovata la preziosa Stipe Votiva. Con “Stipe votiva” si indica in archeologia un insieme di offerte fatte ad una divinità pagana.

Vicarello e la scoperta del Tesoro

Il ritrovamento della stipe votiva fu del tutto casuale 18 gennaio 1852. La scoperta ebbe luogo durante la demolizione della vecchia stazione termale dovuta a lavori di manutenzione.  La storia del ritrovamento è infatti davvero singolare. Iniziati i lavori di smantellamento, l’apertura nella roccia da cui scaturiva la sorgente termale risultò in parte ostruita  da un gran numero di oggetti metallici. Nel frattempo, gli operai impegnati nei lavori, data la temperatura dell’acqua a 56° gradi, procedevano con molta difficoltà per poter liberare la sorgente. Per recuperare gli oggetti molti degli operai subirono gravi ustioni in quanto rimasero con i piedi immersi nella sorgente di acqua bollente. La cronaca della scoperta ci dà un’idea della posizione stratigrafica degli oggetti ritrovati nella sorgente.

Bicchieri di Vicarello al Museo Nazionale Romano
Bicchieri di Vicarello al Museo Nazionale Romano

Prima furono rimossi i famosi bicchieri d’argento e le monete romane di epoca imperiale, dopo le monete romane di età repubblicana, così come degli altri popoli della penisola come Populonia, Vetulonia, Neapolis. Ad attestare l’antichità della frequentazione del luogo furono ritrovate anche monete di tipo aes rude e, infine strumenti di pietra tarda età preistorica.

La scoperta del tesoro in monete di Vicarello, dei noti vasi e degli altri resti archeologici, fa quindi supporre che questo luogo fosse sede di un antico insediamento etrusco. Il ritrovamento che si fa risalire  all’VIII sec. a.C. è attualmente custodito preso il Museo Nazionale Romano.

I bicchieri di Vicarello

Il tesoro era notevole: otto vasi in oro, nove vasi in argento ed uno di bronzo. Inoltre si rinvennero i famosi quattro Bicchieri d’argento su cui è inciso l’itinerario da Cadice a Roma. In realtà la fama di Vicarello è legata proprio a questi quattro bicchieri d’argento. Quindi a Vicarello, prima gli Etruschi e poi i Romani, valorizzarono le proprietà terapeutiche della sorgente di acque termali.

Itinerario Gaditanum - Da Cadice a Roma - da verba volant sito web
Itinerario Gaditanum – Da Cadice a Roma – da verba volant sito web

Il tesoro

C’è chi sostiene che il tesoro numismatico di Vicarello è finora il più grande mai trovato in territorio romano. Per la quantità di aes rude ritrovato in tale stipe si stima che qui le offerte avvennero forse da prima della fondazione di Roma. La singolarità del luogo non è relativo solo al valore intrinseco degli oggetti qui rinvenuti (vasi d’oro e d’argento, monete) ma anche alla loro quantità. Sono stati ritrovati 400 kg di aes rude; 1400 pezzi  di aes grave romano; un centinaio di monete di città autonome da Roma; 2.136 monete campane e romane, 688 monete repubblicane. Infine una grande quantità di monete romane imperiali emesse dalla età di Augusto fino alla caduta dell’impero romano. Quindi a Vicarello, prima gli Etruschi e poi i Romani, utilizzarono le proprietà terapeutiche di queste acque termali.

L’importanza del ritrovamento è data anche dall’arco temporale di riferimento eccezionalmente longevo. Infatti il sito è stato sicuramente frequentato per circa 1200 anni, dall’VIII° sec a.C. al IV° sec. d.C., e alla sicura alla frequentazione internazionale del sito, come dimostrato dalla diversa provenienza delle monete.

Musei Vaticani Tesoro Vicarello foto M.C.Cadolini anno 2019
Musei Vaticani Tesoro Vicarello foto M.C.Cadolini anno 2019

Testimonianze di trafugazioni e furti di monete e vasi all’indomani del ritrovamento potrebbero essere soggetti cinematografici, in quanto coinvolsero antiquari e collezionisti in un vero intrigo internazionale. Il materiale della stipe è molto vario e ad oggi è diviso in diversi musei sparsi nel mondo, per questo la sua ricognizione e il suo studio presenta non poche difficoltà. I pezzi di sicura attribuzione alla stipe sono oggi ospitati presso il museo il Museo Nazionale Romano, i Musei Vaticani, il British Museum, l’Albert Museum e il Cleveland Museum.

Vaso di Vicarello al Museo di Cleveland -photo credits sito web Cleveland Museum
Vaso di Vicarello al Museo di Cleveland -photo credits sito web Cleveland Museum

Il sito non è aperto al pubblico

Dopo la caduta dell’Impero Romano le Terme persero quasi del tutto la loro importanza. Gli scavi archeologici effettuati dal 1974 al 1977 rinvennero nella zona anche i resti di una villa Romana di epoca Domizianea e un ninfeo con una statua di Apollo, statua conservata nel museo di Bracciano. Le Terme passarono sotto il controllo diretto del Collegio religioso Romano Ungarico e nel XVIII° sec. vi fu costruito lo stabilimento termale di Bagni di Vicarello.

Apollo di vicarello - Museo di Bracciano (Foto MCCADOLINI) 2011
Apollo di Vicarello – Museo di Bracciano (Foto M.C. Cadolini) 2011

Nel 1983 il Collegio Germanico Ungarico ha venduto la tenuta di Vicarello alla Società Agricola Vicarello e le Terme sono state chiuse e sono tuttora abbandonate. Nel 1999 la zona archeologica ricade nel Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano. La stipe votiva di Vicarello è uno dei tanti beni culturali non conosciuti in Italia al grande pubblico, una risorsa ancora da studiare e valorizzare. Il sito archeologico e le vecchie Terme non sono aperte al pubblico e sono in stato di abbandono, un bene nascosto nel fitto bosco immerso nella splendida riserva naturale Bracciano e Martignano.

di M. Cristina Cadolini

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