Sport

L’importanza del caddie

Dopo tre anni di collaborazione Francesco Molinari ha deciso di divorziare dal suo caddie, Pello Iguaran. Un cambio non secondario, che sottolinea ancora una volta l’importanza di questa figura nel golf: ieri come oggi.

Una delle peculiarità che il golf porta con sé rispetto ad altri sport è proprio la figura del caddie. Inizialmente era il portabastoni, che evitava ai membri della nobiltà anglosassone lo sforzo di trasportare i propri ferri, così come i paggi portavano le armi per i duelli.
Ovviamente nel tempo si è evoluta completamente: da semplice accompagnatore a consigliere, si è arrivati oggi ad avere una figura particolare e unica. Un compagno di gioco, un tattico, uno psicologo.

Grandi personaggi

Il golf negli anni ha raccontato storie di grandi personaggi, che nella loro vita da caddie hanno affiancato i golfisti e ne hanno spesso determinato le fortune.

Due dei più grandi golfisti della prima “Golden Era” del golf: Walter Hagen e Sir Henry Cotton, hanno lavorato con Ernest Hargraves, uno dei primi caddie a diventare un personaggio conosciuto oltre il suo ruolo. Il suo libro Caddie in the Golden Age è a tutt’oggi una lettura illuminante sul mondo del golf fra le due guerre.
Da notare come praticamente tutti i grandi nomi che troviamo nell’Olimpo del golf sino agli anni ’80, hanno cominciato facendo il caddie nel proprio circolo: Severiano Ballesteros, Lee Trevino, il nostro Costantino Rocca, solo per fare pochi esempi.

Walter Hagen con il suo caddie Credit: pinterest.com

Il professionismo

Ma la vita da caddie, oggi è tutta un’altra professione: sono fortunatamente lontani i tempi per il riconoscimento di una paga più che simbolica; addirittura di una copertura sanitaria. Oggi i nomi di Fanny Sunesson o di Steve Williams, sono paragonabili a quelli dei grandi campioni che hanno assistito.
La svedese è diventata un personaggio per essersi specializzata negli anni nel far da caddie a golfisti con caratteri…frizzanti: nove anni con Nick Faldo, poi Fred Funk, Notah Begai III, per poi concludere la carriera al fianco di Adam Scott e soprattutto di Henrik Stenson.

Steve Williams ha rappresentato un’ulteriore evoluzione.
Il suo binomio con Tiger Woods, gli ha portato una fama pari a quella della maggior parte dei coach e dei pro di mezzo mondo. Per anni è stato lo sportivo più pagato della Nuova Zelanda, guadagnando come caddie molto più della maggior parte dei membri del PGA tour e il termine del rapporto con Woods, non proprio felicissimo, lo ha visto ancora vincente al fianco di Adam Scott.

Un grande binomia sportivo: Tiger e Steve Williams Credit: sporting news.com

E per i dilettanti?

Per i dilettanti il discorso è differente.
Con l’utilizzo diffuso dei carrelli manuali o elettrici, nei circoli il ruolo si è ridimensionato. Vero: si tratta di un cambio che riflette un’evoluzione meno “classista” della società. Ma l’organizzazione del gioco è migliorata?
Ormai pochissimi ragazzi decidono di sbarcare il lunario facendo vita da caddie per i soci dei circoli: ne hanno meno necessità, ma i circoli hanno un serbatoio di futuri giocatori in costante esaurimento.
Ma se così non fosse, come ci troveremmo, nel giocare le Coppe Fragole con questa figura al nostro fianco?
Dal punto di vista dei tempi di gioco, utilizzare un caddie è garanzia di velocità: rastrellare un bunker, rimettere a posto una zolla o trovare una pallina in rough, sono incombenze delle quali potremmo non occuparci (quando ce ne occupiamo…).

Al contrario però, non è facile abituarsi. Proprio per il rapporto che spesso si crea e dalla possibilità di consigliare un giocatore, il caddie può mettere grande pressione ad un golfista della domenica. Siamo così sicuri che i golfisti del nuovo millennio saprebbero trarre vantaggio da una indicazione fornita dal caddie?
Quanti di noi sanno (davvero) la distanza o il volo di palla da far fare ad ogni bastone in ogni situazione?
Meglio quindi telemetri e mappette assortite o il consiglio di caddie? La discussione è aperta…

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