Pochi giorni fa due nuovi casi di femminicidio, quello di Ilaria Sula, uccisa dall’ex fidanzato Mark Samson, e quello di Sara Campanella, accoltellata a morte dal collega universitario Stefano Argentino, hanno scosso l’opinione pubblica, riaprendo il dibattito sulla violenza di genere. In tutta Italia si stanno svolgendo manifestazioni in ricordo delle vittime e per protestare contro una scia di sangue che non accenna a esaurirsi e che, purtroppo, non sembra aver portato a nuove consapevolezze, come dimostra la scritta «Viva Turetta» rinvenuta a Barletta.
La frase shock inneggia a Filippo Turetta, femminicida di Giulia Cecchettin, la ventiduenne uccisa nel novembre del 2023. È stata ritrovata sui muri dei bagni riservati alle studentesse nel liceo classico musicale e di scienze umane “Casardi” del capoluogo pugliese. Come riporta La Repubblica, negli scorsi giorni, a seguito della chiusura dei servizi destinati ai ragazzi, le toilette femminili sono diventate provvisoriamente fruibili anche per gli uomini. Nel giro di poco più di mezz’ora, come hanno raccontato i rappresentati dell’Istituto, sono comparsi messaggi «oltraggiosi e inaccettabili». Insieme alla scritta riguardante Turetta, infatti, le pareti si sono riempite di svastiche, insulti sessisti e volgarità contro le donne.
A denunciare la scritta «Viva Turetta» sono stati gli stessi studenti
A denunciare i fatti sono stati gli stessi studenti, appoggiati dai consiglieri comunali Carmine Doronzo e Michela Diviccaro che hanno espresso «profonda indignazione e condanna» per «gli atti vandalici, corredati da simboli nazisti, che rappresentano una chiara manifestazione di ideologie violente e inaccettabili». Al momento, tuttavia, sembra che la reazione dei vertici della dirigenza scolastica si sia limitata soltanto a una circolare.
Su Facebook, Doronzo ha incalzato: «Non sono ragazzate, sono segnali politici chiarissimi. È il segno della brutalità che solo i fascisti sanno esprimere, soprattutto quando si sentono coperti da governi e amministrazioni. Vanno dati segnali forti. Questi rifiuti umani devono essere fermati prima che possano passare dalle parole ai fatti».
Federica Checchia
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