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Voli arerei cancellati: caos negli aeroporti di tutta Europa, cosa sta succedendo

Voli aerei cancellati: è caos negli aeroporti di tutta Europa. Tra le cause dei moltissimi annullamenti di servizio ci sarebbero diversi scioperi ed anche una forte carenza di personale presso le compagnie aeree, fattori che provocano ritardi inimmaginabili che il passeggero vede poi da terra tramutarsi in annullamento del volo.

Caos negli aeroporti di tutta Europa

Photo Credits Il Post

Mai come quest’anno probabilmente si era assistito proprio agli inizi della stagione estiva e delle associate ferie lavorative ad un disordine di tale portata negli aeroporti. È infatti impressionante il numero di voli cancellati in tutta Europa ormai da settimane. Gli aeroporti sono ormai sede di proteste e caos ad opera di passeggeri che invece di essere a bordo del loro volo devono assistere a scali, ritardi e quindi cancellazioni provocate degli scioperi del personale e dall’assenza di un numero sufficiente di collaboratori nelle compagnie.

Causa principale comunque della degenerazione in sé resta, ancora una volta, il Covid-19. Sono molte, la maggioranza, le compagnie aeree che hanno preso la decisione di non riassumere il personale licenziato durante il tragico biennio pandemico nonostante il recente aumento di domanda. Seguendo questa filosofia di pensiero però si è arrivati già ora ad una vera e propria crisi del personale, che scarseggia in ogni ruolo, dai piloti al personale di bordo ed ancora ai controllori di volo ed agli operatori aeroportuali.

La stima de Il Sole 24 Ore ed i risarcimenti

Secondo quanto riportano i dati pubblicati da Il Sole 24 Ore, il personale è momentaneamente al di sotto del 35% rispetto all’era pre-Covid. Durante l’estate corrente, ed in particolare nei mesi di luglio ed agosto, saranno dunque circa 140.000 i voli a rischio cancellazione in Europa. Per ora le compagnie aeree si sono assunte la responsabilità di aver cancellato circa 41mila voli tra il 1 luglio ed il 30 settembre, di cui almeno 7mila in Italia. Tra le compagnie aeree che maggiormente stanno subendo questo genere di disagi sembrano esserci Lufthansa, Eurowings, Swiss airlines, Brussels airlines e Austrian airlines, Ryanair, Easyjet, British airways. Saranno però ben 1,8 milioni di passeggeri a dover realmente subire le conseguenze dei numerosi disagi che non si riesce a fronteggiare. In aggiunta alla discutibile politica di base, le compagnie aeree non solo non rendono facile ed anzi possibile la partenza ma caricano di un’eccessiva burocrazia i procedimenti per il risarcimento dei passeggeri. Forse nella speranza che qualcuno demorda? Le norme per beneficiare di risarcimenti, rimborsi o assistenza aggiuntiva non sono infatti facilmente accessibili sui siti delle compagnie aeree.

Le varie compagnie sono inoltre colpevoli su questo fronte di non rendere nota al passeggero l’esistenza di un regolamento europeo, UE261, in vigore già dal lontano 2004. Il regolamento, applicato in tutta l’Unione Europea e responsabile di dettagliare la politica di cancellazioni e ritardi, rappresenta una garanzia per tutti i voli in partenza da uno Stato membro o da un Paese terzo ma indirizzato su uno scalo di uno Stato membro. In un contesto simile per il passeggero non solo è previsto il riconoscimento del rimborso ma anche una compensazione pecuniaria aggiuntiva, ceduta anche in caso di cancellazione per sciopero del personale.

Aeroporti in delirio

Sono ancora una volta da incolpare gli anni di pandemia per la rabbia ed il caos dei passeggeri, reclusi nelle proprie abitazioni per troppo e ora desiderosi di volare lontano.

I disagi di cui si sta parlando ormai da settimane sembrano in realtà aver coinvolto davvero poco il nostro Paese. “La politica adottata dall’Italia ed il governo hanno consentito con la cassa integrazione e con 800 milioni di aiuti di mantenere il personale aeroportuale” che altri Paesi ora hanno difficoltà a trovare. Queste le dichiarazioni del presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma, il quale ha anche assicurato l’impegno dell’Ente “al fianco dei diritti di viaggia”. “Negli ultimi 3 mesi i dati sono migliori del 2019. E l’Italia si era preparata a questo”. 

Chi invece non sembra essersi preparato a sufficienza è il resto d’Europa, nei cui aeroporti il caos regna sovrano. Per la Germania, per esempio, assistiamo a lunghe ed interminabili ore di file ai controlli, generate dall’assenza di un numero adeguato di personale per la mansione. Eppure anche i tedeschi sembravano aver stanziato diversi aiuti al settore. Secondo il ministro del Lavoro Hubertus Heil ciò che è andato storto è il licenziamento di molti dipendenti e la scelta di altrettanti di riorientarsi verso carriere più stabili che non subissero gli ammortizzatori sociali scattati durante il Covid. Sempre secondo il ministro Heil, il 60% delle persone che era stata messa in “settimana corta” si è riorientato e ha lasciato il posto di lavoro che aveva prima della pandemia. Il ministro ritiene che parte della responsabilità sia da addossare alle imprese e chiede ora di rendere “più appetibili le condizioni di lavoro” per attrarre di nuovo personale. Non lontane da queste sono però le condizioni di altri Stati membri, come per esempio Spagna e Francia. Si assiste in questi Paesi in particolare modo ad un numero sorprendente di scioperi del personale, che chiede migliori condizioni contrattuali e maggiore tutela del lavoro.

La situazione francese

A vincere in questa competizione al caos sembra essere proprio la Francia, tra voli annullati, molti altri ritardati di ore, passeggeri che trascorrono la notte negli aeroporti ed enormi difficoltà anche soltanto per avvicinarsi ai terminal. Quello E dell’aeroporto parigino di Roissy-Charles de Gaulle era per esempio negli scorsi giorni irraggiungibile in auto ed ai passeggeri veniva quindi consigliato di dirigersi verso il parcheggio più lontano e attendere da lì la navetta.

La direzione generale dell’Aviazione civile (DGAC) aveva chiesto alle compagnie di annullare preventivamente il 17% dei voli in arrivo o in partenza dal principale aeroporto francese per l’accumularsi di scioperi del personale e soprattuto per l’aggiungersi della protesta dei pompieri, che ha comportato la chiusura di alcune piste. Le proteste si susseguono senza sosta, con il personale di terra, i controllori, gli agenti delle compagnie e i lavoratori degli aeroporti che lamentano orari massacranti e turni impossibili a causa di una ormai cronica mancanza di personale.

Le compagnie aeree francesi hanno poi dovuto fare i conti anche con un importante guasto tecnico che ha lasciato almeno 1.500 bagagli bloccati all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, rendendo complicata la consegna ai passeggeri in viaggio da tutto il mondo. Paris Aéroport ha dichiarato che il sistema di smistamento dei bagagli ha avuto un malfunzionamento tecnico venerdì 1° luglio, che ha causato la partenza di 15 voli senza bagagli. L’aeroporto ha gestito complessivamente circa 1.300 voli venerdì, secondo quanto afferma il gestore, ma gli attivisti del sindacato hanno affermato che sono stati molti altri i voli che hanno volato senza bagagli, apparentemente a causa degli effetti a catena del guasto originale.

Ginevra Mattei

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