Urne aperte in tutta la Moldavia con gli elettori chiamati a prendere due decisioni cruciali: chi sarà il loro prossimo presidente e se il Paese dovrà aderire all’Unione europea.
Le elezioni presidenziali decideranno se la presidente Maia Sandu avrà un secondo mandato. Sandu, leader democratica e filo-occidentale, è la favorita, ma dovrà affrontare l’opposizione, tra cui Ilan Shor, un oligarca filo-russo supportato dal Cremlino, il cui blocco politico, Sor, tenta di rallentare l’integrazione europea della Moldova, promuovendo un ritorno all’influenza russa. Gli altri candidati in lizza sono in tutto 16, una cifra che non ha precedenti nella storia della Repubblica.
Sandu, presidente in carica dal 2020, cercherà quindi la riconferma, ma a differenza delle scorse elezioni si candida da indipendente, con il supporto del Pas (Partito di Azione e Solidarieta’). Essendo l’unica candidata pro-europea e anti-russa a godere di fama nazionale, Sandu dovrebbe accedere al ballottaggio senza grandi problemi. Più difficile invece pensare a una vittoria già al primo turno, considerando la situazione politica del Paese.
Lo stesso giorno delle elezioni presidenziali si tiene anche il referendum costituzionale. I cittadini sono chiamati a esprimersi sul tema più caldo della politica moldava: l’adesione all’Unione Europea. Sulla scheda figurerà la scritta “Sostieni la modifica della Costituzione in vista dell’adesione della Repubblica di Moldova all’Unione europea?”, con accanto due opzioni, “Si'” o “No”. Se dovesse vincere il “Si'”, la costituzione verrebbe modificata per “confermare l’identità europea del popolo moldavo e l’irreversibilità del percorso di integrazione europea, dichiarando quest’ultimo un obiettivo strategico della Repubblica Moldava”. Se, al contrario, il referendum non dovesse passare, la Costituzione non subirebbe modifiche; in tal caso, un nuovo referendum potrà essere organizzato solo due anni dopo il voto del 20 ottobre. La polarizzazione politica intorno al voto presidenziale è la stessa che riguarda le posizioni sul referendum. Da un lato il Pas di Maia Sandu è il partito che ha proposto il referendum. Dall’altro Igor Dodon ritiene illegale l’iter che ha portato all’organizzazione del referendum, chiedendone il boicottaggio o meglio il “no”.
Dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, il 24 febbraio 2022, sono aumentate le tensioni nella Repubblica di Moldova, con attacchi a Tiraspol e lungo il confine con l’Ucraina. Il 9 febbraio dello scorso anno lo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, aveva informato per primo i 27 leader Ue del piano del Cremlino per “rompere l’ordine democratico e stabilire il controllo” russo in Moldavia. La presidente moldava Sandu aveva anche lei confermato il tentativo di Mosca di “un cambio di potere a Chisinau”, attraverso “azioni violente, mascherate da proteste della cosiddetta opposizione”, con il coinvolgimento anche di “cittadini stranieri”. Il dito era puntato contro il Movimento per il Popolo che riunisce diversi gruppi filo-russi come Sor, il partito di Ilan Shor, oligarca moldavo sanzionato nell’ottobre 2022 dagli Stati Uniti per la sua vicinanza al governo russo, oggi in esilio in Israele.
I colloqui di adesione della Moldavia all’Ue sono iniziati a giugno di quest’anno, avanzando nel processo contemporaneamente alla vicina Ucraina. Processo che, tanto per Kyiv quanto per Chisinau, non sarà assolutamente facile. Ma la leadership moldava guarda avanti con fiducia




