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CoffeeNSupes: “X-Men – Conflitto finale”

Benvenute e benvenuti su CoffeeNSupes, la rubrica sui supereroi da leggere in pausa caffè!

Tazzina alla mano, vi accompagnerò in un viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta dei film sui supereroi più e meno conosciuti fino a spingerci nelle profondità della psicologia, filosofia e sociologia nascosta tra le righe degli affascinanti eroi e villain moderni.

In questo appuntamento parleremo del film X-Men – Conflitto finale e cercheremo di capire quale monito è possibile ricavare da questa trilogia dedicata all’universo dei mutanti Marvel. Ma prima, rewind: nelle puntate precedenti incentrate sugli X-Men abbiamo iniziato a trattare del concetto di diversità e di come questi supereroi possano essere una metafora per il nostro mondo. Ora, zuccherate il vostro caffè e allacciate i mantelli…

Nerds, assemble!

Cameo di Stan Lee nel film - Photo Credits: Popsugar
Cameo di Stan Lee nel film – Photo Credits: Popsugar

X-Men: Conflitto finale

X-Men – Conflitto finale, diretto da Brett Ratner, è l’ultimo capitolo della trilogia originale. Seguito dal prequel X-Men – L’inizio e dal crossover Giorni di un futuro passato. Alla fine dello scorso film la dottoressa Jean Grey si sacrifica per salvare la sua squadra, ma nel farlo risveglia la parte di sé più pericolosa e primordiale. Risorge dalle acque come Fenice Nera, un’entità che si muove e agisce unicamente per il proprio tornaconto, un potere che non può essere controllato e che è pronto ad incenerire e dissolvere chiunque. Una creatura di rabbia e puro istinto, così come viene descritta a Wolverine dal professor Xavier.

Intanto, diventa pubblica la notizia che una casa farmaceutica ha messo a punto un siero in grado di curare il gene mutante e privare dei poteri da esso scaturiti. La comunità dei mutanti si divide in due fazioni. Alcuni, come Rogue, vedono in questa cura una possibilità di ritorno alla vita normale. Altri, come Magneto, sono convinti che questo sia solo il primo passo verso lo sterminio. Scoperta la fonte della cura e la base della casa farmaceutica, Magneto decide di attaccare la struttura insieme alla sua Confraternita, trovando gli X-Men a combattere in prima linea dalla parte degli umani.

La Confraternita dei Mutanti - Photo Credits: CBR
La Confraternita dei Mutanti – Photo Credits: CBR

Magneto e la teoria dell’identità sociale

Magneto è il perfetto esempio per capire come funziona la psicologia della discriminazione secondo la teoria dell’identità sociale. Il naturale processo mentale di categorizzazione dà facilmente adito alla distinzione di gruppi percepiti come opposti, in questo caso umani e mutanti. Per istinto, una volta radicata la contrapposizione noi/loro subentra il sentimento di conflitto, e di conseguenza la convinzione che il gruppo del quale si fa parte sia migliore, creando anche una serie di stereotipi per massimizzare la differenza con l’altro gruppo. A questo punto è facile passare dallo stereotipo al pregiudizio. È a questo stadio che Magneto si convince che tutti gli umani vogliano solo l’annientamento dei mutanti. E, di contro, che tutti i mutanti siano una “razza” superiore.

La prima lettura delle persone nella mente di Magneto avviene tramite la categorizzazione del noi o loro, gli umani nemici. Nel momento in cui decide di agire contro tutti loro, basandosi quindi sul pregiudizio che ha del gruppo e non sui singoli individui, Magneto giunge al gradino finale della discriminazione. Questo bias cognitivo è talmente forte in lui che nel momento in cui Mystica viene colpita con un dardo di cura per salvarlo e privata dei suoi poteri mutanti, Magneto non la identifica più come parte del suo gruppo e la abbandona. Poco importano gli anni che i due hanno passato insieme a combattere la stessa causa, ormai lui la identifica con loro.

Fenice Nera è il volto della discriminazione

Potremmo dire che Fenice Nera sia la rappresentazione della discriminazione. Una razionale dottoressa viene posseduta da rabbia ed istinto, rispondendo alla sua percezione del mondo agendo con la distruzione. O meglio, Fenice Nera è il volto delle conseguenze che la discriminazione ha sull’essere umano. Non solo per quanto riguarda le ripercussioni esterne, per ciò che la discriminazione porta a compiere, ma soprattutto per ciò che accade all’interno di noi. Dentro chi discrimina e chi è discriminato, che a volte discrimina a sua volta altre categorie. Veniamo consumati da questo sentimento alieno ed alienante, cessiamo di esistere in quanto persone e ci trasformiamo in esseri guidati unicamente dal caos e dalla distruzione.

La discriminazione è quindi il risultato finale della deviazione di un naturale schema psicologico che serve al nostro cervello per elaborare l’enorme quantità di informazioni che recepisce ogni secondo. Non c’è nulla di sbagliato nella categorizzazione, è più che naturare avere dei pregiudizi, ma è quando si agisce contro una persona unicamente sulla base di quel pregiudizio che avviene l’errore di sistema. Da un processo inconscio ma ragionato si finisce con il percepire il mondo in modo violento ed istintivo attraverso la lente del conflitto. Un qualcosa nato con lo scopo di farci sopravvivere conduce all’opposto: al conflitto e all’eliminazione finali.

Fenice Nera - Photo Credits: Tumbgir

Continua a seguire la rubrica CoffeeNSupes per ripercorrere insieme tutti i film sui supereroi. Ti aspetto giovedì prossimo 3 dicembre alle 10:30 con un nuovo appuntamento!

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Rubrica a cura di Eleonora Chionni

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