Zara, la sua nuova pubblicità potrebbe essere una “parodia” della morte dei Palestinesi a Gaza. Purtroppo, non sarebbe nemmeno la prima volta…
Il rivenditore di abbigliamento Zara si trova invischiato in una crisi dopo il rilascio della sua ultima campagna pubblicitaria, intitolata “The Jacket”. La campagna, volta a mettere in risalto la versatilità del capo, ha suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica a causa di immagini controverse che ricordano il genocidio di Gaza.
Le giustificazioni di Zara

Zara afferma che il focus della campagna è sul design, ma le immagini raffigurate hanno scatenato un forte contraccolpo. I social media sono esplosi di condanna mentre gli utenti esprimevano la loro rabbia e disgusto, giurando di boicottare il marchio.
Le immagini controverse, con statue con arti mancanti su uno sfondo di macerie, hanno suscitato l’indignazione pubblica e gli appelli al boicottaggio. Le critiche nascono per la sua somiglianza percepita con la distruzione di Gaza. Zara si giustifica e descrive la serie Atelier come
“una collezione in edizione limitata che celebra il nostro impegno per l’artigianato e la passione per l’espressione artistica”.
Tuttavia, la rappresentazione della modella Kristen McMenamy in posa accanto a manichini avvolti in stoffa bianca e plastica (come i cadaveri di civili a Gaza in questo momento) ha scatenato una tempesta di reazioni negative. Che sia solo una trovata di pessimo gusto per far parlare di sè? Non saprei.
I social si riempiono di frasi che inneggiano al boicottaggio e io stessa credo sia necessario, personalmente, iniziare a non comprare gli abiti di Zara per dare un segnale di solidarietà alla Palestina. Perché…: non sarebbe la prima volta che Zara avrebbe posizioni contro la Palestina.
Zara: con questa pubblicità non sarebbe la prima volta che l’azienda si riferisce in modo negativo nei confronti dei Palestinesi
La capo stilista di Zara, a quanto riporta il modello Qaher Harhash (via haaretz), avrebbe espresso i suoi pensieri negativi riguardo la Palestina e i palestinesi mandando dei messaggi alquanto forti al modello Qaher Harhash. Il modello avrebbe riportato online frasi che gli erano state inoltrate, che recitavano: “Le persone del mio settore conoscono la verità su Israele e Palestina e non smetterò mai di difendere Israele… Forse se la tua gente fosse istruita, non farebbero saltare in aria gli ospedali e le scuole che Israele ha contribuito a pagare a Gaza”.
Avrebbe aggiunto, (riportato da haaretz): “Inoltre penso che sia divertente che tu sia una modella, perché in realtà è contro la fede musulmana e se dovessi uscire allo scoperto in qualsiasi paese musulmano verresti lapidata a morte”.
E’ importante conoscere le posizioni delle aziende a cui ci rivolgiamo, e capire come fare a supportare la causa palestinese per far sì che questa tragedia umanitaria possa cessare.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





