Che bello è quando Disney torna a fare la Disney. Che bello è quando si prende il tempo di sviluppare dei sequel che funzionano, su franchise forti e amati. Anzi, addirittura riesce a sviluppare sequel che superano l’originale. È successo con Toy Story prima, in parte con Inside Out dopo e con Zootropolis ora. A distanza di nove anni dal primo, meraviglioso film, Zootropolis 2 arriva in sala pronto ad incassare tanto quanto il primo. Perché Zootropolis 2 non è solo il ritorno del duo formato dalla coniglietta Hoops e dalla volpe Wild, ma anche un grande film capace di raccontare tanto su di noi, quanto sul cinema e sul mondo che viviamo tutti i giorni. Poteva essere semplice, per Disney, sfruttare il successo della prima pellicola per riproporre gli stessi temi, la stessa impostazione e macinare milioni al botteghino.

Ma, anche grazie ai sette anni di sviluppo e alla regia di Byron Howard e Rich Moore, Zootropolis 2 va oltre il primo film, diventando un grande prodotto godibile anche a sé stante. Amplia i discorsi di accettazione di sé e del diverso nati e sviluppati nel primo film, per espanderli verso lidi ancora più grandi e potenti, che diventano politici e di classe. Una scelta di certo non casuale visti i precedenti di mamma Disney come A Bug’s Life, Robin Hood o lo stesso Toy Story. Non è più solo accettare la diversità, ma saperla integrare, accogliere e supportare. Un discorso che, oggi come oggi, risulta quanto mai necessario ed attuale. Attualità che Disney ha sempre saputo gestire e interpretare. O, perlomeno, quando ha voluto.

Zootropolis 2: come si costruisce un rapporto

Judy Hopps e Nick Wilde sono ormai una coppia fissa nella polizia di Zootropolis. Il classico duo da Buddy Movie – genere a cui il film si ispira palesemente – si ritrova, loro malgrado, sempre al centro dell’attenzione mediatica. Nel tentativo di sventare un attentato ad un grande evento di gala di una delle famiglie fondatrici della città (le linci della famiglia Linxley) si ritrovano invischiati in un grande complotto che vuole sovvertire la storia della città dei mammiferi e portare alla luce la verità sull’eredità dei rettili reclusi fuori dalle mura. Raccontare ancora della trama di Zootropolis 2 sarebbe un danno gravissimo, perché il film riesce a sviluppare brillantemente l’indagine ampliando il discorso non solo ad un complotto interno, ma ad uno che abbraccia la storia e i vincitori che la scrivono.

Quella di Hopps e Wilde diventa allora un’indagine che scava nel loro rapporto e nella loro relazione professionale e “animale”, mettendoli di fronte alle loro differenze così come davanti a quelle di una società tanto idilliaca quanto profondamente ingiusta e sbagliata. Struttura che porta alla mente tanti tanti film di genere da cui trae ispirazione come Chinatown di Polański per l’intrigo sociopolitico o Rush Hour di Ratner per le dinamiche da Buddy. Ma la relazione tra i due e la sua evoluzione resta il fulcro principale della narrazione: fresca, mai banale e, quando serve, commovente.

Buddy alla Disney

Ma al suo nocciolo Zootropolis 2 è un film tremendamente divertente. Con un ritmo e un pacing che non decelera mai se non quando ha necessità di prendersi i suoi tempi, Zootropolis 2 scivola brillantemente nelle sue due come Hopps e Wilde nel tubi d’acqua verso la città dei rettili. Figlio di una scrittura curata fino al midollo e di una produzione decisamente imponente, il film è pieno zeppo di citazioni, rimandi e easter egg che, a loro modo, tengono alta l’attenzione e la voglia di vedere dove ci voglio condurre i due poliziotti di Zootopia. Capacità di prendere dal cinema di genere, freschezza, comicità irriverente a più livelli e tematiche tremendamente attuali rendono Zootropolis 2 uno dei classici Disney più belli degli ultimi anni e tra i migliori degli anni 2000. Un Buddy Movie fantapolitico era esattamente ciò che non pensavamo di volere, ma di cui avevamo bisogno.

Alessandro Libianchi