Sei anni fa usciva “16 Marzo”, uno dei pezzi di maggior successo di Achille Lauro, che lo ha consacrato definitivamente a cantore delle emozioni, in grado di spaziare tra generi diversi, quali urban, trap e punk – rock, mostrandosi, in tal modo, come un’artista visionario in grado di reinventarsi sempre con grande carisma, rivoluzionando così la scena musicale italiana.
“16 Marzo”, il significato profondo del brano
Appartenente all’album “1969”, la canzone è tratta da una lettera che l’artista romano ha scritto per una ragazza proprio il 16 marzo, giorno da cui prende il titolo. Inoltre, la scelta di marzo è legata all’idea dell’artista secondo cui questo mese, caratterizzato dall’arrivo della primavera e dalla “rinascita” di ciò che ci circonda, porta con sé sia nuovi amori, e la voglia di rimettersi in gioco, sia la necessità, per alcuni, di tornare da chi non ci desidera più ma a cui noi siamo ancora legati.
Il brano è autobiografico e racconta la fine di un amore tormentato e tossico, del dolore che ne consegue e della difficoltà nel lasciare andare la persona amata, anche se necessario in determinate situazioni. È un amore vissuto in modo viscerale, malinconico, profondo e travolgente, che può portare alla fine distruttiva di un sentimento, che seppur vero e unico, non può reggere alla pressione di eventuali dinamiche malsane.
Un inno alla rinascita interiore
Il singolo, però, non è solo il racconto di un amore giovanile e intenso, ma distruttivo. È anche un inno alla rinascita e al credere, comunque, nella potenza di questo sentimento universale e meraviglioso che porta con sé innumerevoli gioie e doni. Come indicano la stessa scelta del mese di marzo, simbolo di rinnovamento, e la copertina del singolo, che ritrae Achille Lauro con un paio di ali simili a quelle di una fenice, segno di rinascita dalle proprie ceneri, è un brano che rappresenta i nuovi inizi, il ricominciare da capo mettendosi nuovamente in gioco, partendo proprio da sé stessi e dal bagaglio emotivo che ci si porta dietro, in modo da crescere e donarsi agli altri con maggiore consapevolezza e maturità.
In sostanza, questa chicca risulta quasi come un dono generoso verso il suo pubblico, per spronarlo a non combattere le proprie cicatrici e i propri traumi, ma, piuttosto, accoglierli con affetto, rendendoli parte di noi, poiché sono ciò che ci rendono quello che siamo oggi; una galassia unica nel proprio genere, che racchiude infiniti mondi pronti ad essere accolti da chi sarà in grado di guardare oltre l’apparenza.
La visione dell’amore di Achille Lauro
Lungo il corso della sua carriera Lauro De Marinis, in arte Achille Lauro, ha scritto diversi pezzi che parlano di amore in tutte le sue forme. Dall’amore per un genitore, come in “Cristina”, all’amore per un amico, sono diversi i singoli, come “C’est La Vie”, “Marilù”, “Amore Disperato” e “Stupide Canzoni D’Amore”, che ci tengono compagnia nel viaggio interiore verso la personale comprensione di questo sentimento.
Nell’ultimo album in particolare, dal titolo “Comuni Mortali”, l’artista si sveste totalmente di ogni costruzione possibile, abbattendo i confini che lo separano dal mondo e donandosi totalmente al pubblico, mostrando le sue fragilità e la propria visione dell’amore che, come dice lui stesso, è una contraddizione tra il romanticismo, la passionalità e il distacco.
Egli descrive l’amore come un sentimento in grado di salvare sia il mondo, sia i singoli individui, elevandoli, ma allo stesso tempo anche distruggere e travolgere ogni cosa, disintegrando le persone fino a ridurle come granelli di sabbia spazzati via al passare di un leggero alito di vento. Al contempo, però, si definisce un romantico, un sognatore che non è disposto a rinunciare ad amare ed essere amato, facendo di questo sentimento la forza motrice della sua vita, grazie al quale offrirsi agli altri totalmente, anche per porgere loro una mano d’aiuto quando vi è bisogno.
“Walk Of Fame” e “Dannata San Francisco”: due ballad travolgenti e romantiche
Tra le più belle canzoni che parlano d’amore, racchiuse nell’ultimo cd, vi sono “Walk Of Fame” e “Dannata San Francisco”. In questi due brani troviamo una maggiore maturità, acquisita con l’esperienza, l’introspezione e l’autoanalisi. Entrambe le ballad raccontano un amore inquieto, sregolato, e disordinato, senza progetti concreti per il futuro né una meta, ponendo l’attenzione sull’amore inteso come una necessità tormentata dalla quale, però, non si può sfuggire e di cui non si può fare a meno.
Nonostante il filo conduttore generale, ovvero il dolore e la tossicità in cui può sfociare il sentimento, vi è comunque uno spiraglio di luce, un piccolo barlume che fa da traino alla speranza. Speranza che è il motore di tutte le cose e grazie alla quale si trova sempre la forza di rimettersi in gioco per donarsi con passione, anche se a volte in modo scettico.
In “Walk Of Fame”, per esempio, troviamo un Lauro più introspettivo, in cui snocciola profondamente la necessità di amare, di donarsi a tutti i costi all’altra persona, nonostante il dolore che ne consegue, poiché amare è quasi come una dipendenza o una cura da cui non si può scappare, ma di cui si ha un viscerale bisogno.
In “Dannata San Francisco”, invece, porta alla luce una storia d’amore dissoluta, sregolata, in cui non hanno importanza né le regole, né il futuro stesso, ma ciò che, in realtà, conta davvero è l’intensità travolgente del momento, impossibile da non cogliere fino in fondo, poiché è parte integrante e fondamentale della storia stessa.
All’interno di ogni brano, a partire da “16 Marzo” e passando per “C’est La Vie”, “Marilù”, fino a “Incoscienti Giovani”, “Cristina” o quelle appena citate, si nota come il tema dell’amore sia centrale e fondamentale nella vita Achille Lauro, come un faro prezioso che lo guida nella sua esistenza, riuscendo a catturarne l’essenza più profonda ed elevandolo a mezzo necessario per interagire con ciò che ci circonda.
Articolo di Ambra Gabriella Samonà





