Cultura

“1994” la serie | Conferenza stampa

Il ventiquattro settembre il cinema Moderno teatro della conferenza stampa di “1994” la serie ideata da Stefano Accorsi.

Sopra un caldissimo divano in pelle laauser si risolve la distopica lotta tra l’uomo e la tecnologia. Il primo, ormai da tempo affetto dall’attrazione consumistica che Pasolini postula come surrogata educatrici dei figli, smanaccia e impreca contro l’ingombrante tubo catodico che saturo di fosforo infrange l’immagine in psicotropi pixel in bianco e nero che scatenano l’istinto primordial-scimmiottesco dello spettatore, il quale attraverso percosse ben assestate cerca di recuperare il voyeurismo perduto. Questa è la rappresentazione antropologica di un decennio, gli anni novanta, che raggiunge il suo culmine nel 1994, che ha ribaltato le sorti del nostro paese abbattendo l’evoluzione politica a favore di un primitivo rilancio a passo di antenne televisive.

Stefano Accorsi in "1994" la serie foto dal web. 1994
Stefano Accorsi in “1994” la serie foto dal web

Da un’idea di Stefano Accorsi o, come afferma scherzosamente in conferenza stampa, di Guido Caprino, nasce la serie che racconta gli assurdi e frenetici anni e fatti che hanno decretato lo storico passaggio dalla prima alla seconda repubblica. 1992 l’anno della rivoluzione, 1993 l’anno del terrore e 1994 l’anno della restaurazione, tre anni orchestrati da Tangentopoli, operazione tentacolare che ha logorato ogni certezza elettorale. Antonio Di Pietro, fautore di questo cataclisma burocratico e dello scisma conseguente, è ritenuto da Vittorio Sgarbi un sodomizzatore del corpo della prima repubblica e da questo dissennato accoppiamento perverso è nata una creatura ibrida, Silvio Berlusconi.

Silvio Berlusconi, Paolo Pierobon, in "1994" foto dal web. 1994.
Silvio Berlusconi, Paolo Pierobon, in “1994” foto dal web.

Il Cavaliere è il centro catalizzatore dell’ultimo anno della trilogia, il 1994, che come affermano gli sceneggiatori (Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo) in conferenza stampa, la serie è un nugolo di momenti sineddochici dell’annata, se pensiamo al dibattito Occhetto-Berlusconi, gli avvisi di garanzia, il decreto salva-ladri, in cui finalmente si intrecciano le storie dei tre protagonisti, prima figure autonome. Ritorna Leonardo Notte, Stefano Accorsi, che come Lazzaro, dal 1993 si ritrova resuscitato uomo scudo di Berlusconi nel 1994. Personaggio che, riportando le parole dell’attore, trova proprio in questa resurrezione il proprio leitmotiv. Pietro Bosco, Guido Caprino, da rozzo rugbista a sottosegretario serpentesco che nonostante la giacca non cambia la morale che lo contraddistingue imbarcandosi in una gestione cinica del potere.

Miriam Leone in "1994" la serie foto dal web. 1994
Miriam Leone in “1994” la serie foto dal web

E Veronica Castello, Miriam Leone, Trimalcione in gonnella, che da subrette si arrampica rapace alle soglie del potere e che in coppia con Bosco ricorda profeticamente gli ormai ex Salvini-Isoardi, segno della realtà che si fa beffa della finzione. Poi naturalmente i due Deus ex machina; Antonio Di Pietro, Antonio Gerardi, il quale alla sollecita domanda se fosse affascinato o terrorizzato da ciò che rappresenta risponde laconico che inizialmente subentra il fascino ma che poi costatato l’abisso prevale la delusione; e Silvio Berlusconi, interpretato da uno stanivlaskiano Paolo Pierobon.

Guido Caprino in "1994" la serie foto dal web. 1994
Guido Caprino in “1994” la serie foto dal web

Insomma una serie che grazie a Sky racconta uno spaccato fondamentale del nostro paese, che ha lacerato l’Italia e dalla crepa non è sorta la luce ma ha consolidato il buio. La regia è di Giuseppe Gagliardi e Claudio Noce che recuperano la cultura pop e la mettono al servizio dell’immagine. Esportata in cento paesi è la serialità all’italiana che si esprime al meglio e ci lascia con un inquietante interrogativo retorico: oggi cos’è cambiato?

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