Tutti abbiamo ben presente il simbolo della pace: lo abbiamo visto disegnato su dei cartelli nelle manifestazioni, stampato su t-shirt o proiettato in TV. In pochi però sanno effettivamente per quale motivo sia stato creato e cosa rappresenti.
La storia del simbolo della pace
Il 21 febbraio 1958 il matematico Bertrdand Russell decise di commissionare al disegnatore e pacifista Gerald Holtom un simbolo che desse sostegno alla Campagna per il disarmo nucleare. Inizialmente Holton ebbe l’idea di racchiudere la croce cristiana all’interno di un cerchio, ma ciò non fu apprezzato dalla Chiesa, la quale non voleva essere associata a marce di protesta.
Il disegnatore allora si ingegnò per realizzare quell’icona che poi sarebbe divenuta storica in pochissimo tempo. Il marchio non fu mai protetto da copyright, con lo scopo di potersi diffondere universalmente in totale libertà. La sua prima apparizione pubblica fu sempre nel 1958, durante la Marcia di Pasqua in Gran Bretagna che terminava ad Aldermaston, sede di produzione di armi nucleari.
Attualmente il simbolo non vuole più soltanto rappresentare un’avversione al nucleare, ma ha assunto un significato molto più ampio. Viene infatti utilizzato quotidianamente col fine di contrastare ogni forma di guerra, discriminazione o conflitto.
Il significato del logo
Il logo venne malamente interpretato a lungo, infatti in molti pensarono che questo rappresentasse una raffigurazione stilizzata di un amplesso. Ciò contribuì in parte a favorire la sua diffusione, poiché venne collegato allo slogan dei movimenti sessantottini «Fate l’amore, non fate la guerra».
Holtom si ispirò in realtà all’alfabeto semaforico, ovvero quello che veniva utilizzato nelle segnalazioni nautiche. Il simbolo dovrebbe infatti racchiudere in sé le lettere N e D, che stanno per Nuclear Disarmament. Successivamente decise però di dare all’icona un’interpretazione personale e molto più profonda.
Ero in uno stato di disperazione. Profonda disperazione. Ho disegnato me stesso: la rappresentazione di un individuo disperato, con le palme delle mani allargate all’infuori e verso il basso, alla maniera del contadino di Goya davanti al plotone d’esecuzione. Ho dato al disegno la forma di una linea e ci ho fatto un cerchio intorno
Gerald Holtom, in una lettera a Hugh Brock, redattore di Peace News
Ludovica Nolfi
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