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23 novembre 1980: il sisma che ha devastato l’Irpinia

Quarantadue anni fa, un terremoto con magnitudo 6.9 colpisce un’area della Campania, una piccola zona della Puglia e una delle Basilicata. Da Salerno a Potenza, è considerato uno dei più gravi terremoti subiti dall’Italia.

Il sisma in Irpinia : le zone colpite

23 novembre 1980 – Photo Credits Unina.it

Le terra inizia a tramare alle 19.34, durando novante secondi. Probabilmente non ci fu un’unica scossa, entro quaranta secondi dalla prima se ne verificarono altre due dello stesso magnitudo. I comuni colpiti sono stati 688 e metà di questi hanno perso molte abitazioni: Sant’Angelo dei Lombardi, Santomenna, Castelnuovo di Conza, Laviano, Lioni e Conza della Campania. Le scosse hanno innescato anche delle frane piuttosto imponenti come quelle di Calabritto, Caposele, Calitri e Senerchia.

La gestione dell’emergenza è stata aggravata da ritardi e difficoltà. Saltavano le linee elettriche e telefoniche, si arresta la circolazione ferroviaria, non c’è stata via di comunicazione tra le zone colpite dal sisma. In realtà, anche la localizzazione del terremoto è stata difficoltosa: la stazione sismica più vicina all’epoca era quella dell’Osservatorio Vesuviano, a più di 70 km dall’epicentro. In quegli anni i sismometri collegati in tempo reale erano pochi, questo rendeva impossibile un calcolo veloce. La goccia furono i media che davano informazioni contrastanti sul modo in cui avrebbero dovuto comportarsi i cittadini.

Sisma in Irpinia: i retroscena

In un messaggio televisivo del 26 novembre, il Presidente Pertini denuncia il ritardo dei soccorsi e la grave mancanza d’azione da parte dello Stato, il quale aveva precise responsabilità. Dopo i primi tre giorni dell’evento, il Governo interviene nominando il Commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, che riorganizza i soccorsi e dialoga con i sindaci. Successivamente il Commissario viene nominato Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile e del Dipartimento della Protezione Civile.

L’origine del terremoto è stato di tipo estensionale. L’Appennino è frutto dello scontro tra due placche tettoniche, ma solo alla macroscala. Localmente possono esserci porzioni dal comportamento estensionale, e queste sono le principali cause dei grandi terremoti in Italia come anche quello del 2009 avvenuto in Aquila e quello del 2016 ad Amatrice.

Martina Puzone

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