Il 1952 fu, senza alcun dubbio, un anno particolare e difficile per la Regina Elisabetta II: la sua ascesa al trono, un Governo traballante e, come se non bastasse, il Grande Smog. Il suo amato padre, Re Giorgio VI, era morto il 6 febbraio. Da quel momento, il peso del Regno Unito ricadde sulle sue giovani, ma forti spalle. La principessa ereditaria si trovava in visita ufficiale in Kenya, quando ricevette la notizia. Rientrata in patria, mise la sua vita al servizio della Corona.

La Gran Bretagna si stava lentamente riprendendo dagli orrori della seconda guerra mondiale, e intrighi politici, scandali familiari (come la relazione clandestina tra sua sorella Margaret e il colonnello da Peter Townsend) erano all’ordine del giorno. Nessuno, però, avrebbe mai potuto aspettarsi quello che accadde il 5 Dicembre 1952, quando Londra si risvegliò avvolta da una fittissima coltre di nebbia scura.

Il Grande Smog avvolge Londra: le origini del fenomeno

Grande Smog
Dal 5 al 9 dicembre 1952 Londra fu tenuta ostaggio dal Grande Smog

Per quattro giorni, la capitale inglese si ritrovò immersa in una coltre di smog densa e maleodorante. Oltre a costituire il peggior caso d’inquinamento atmosferico nella storia del Regno Unito, l’evento ebbe un enorme impatto scientifico e sulla regolamentazione governativa.

Le sue cause sono rintracciabili nella brusca impennata del livello d’inquinamento nei giorni precedenti alla tragedia. Inoltre, tra il 3 e il 4 dicembre, l’Anticiclone delle Azzorre si spostò sull’Atlantico Settentrionale, scatenando un’inversione termica sul territorio britannico. Da questo si sviluppò uno strato molto denso di aria fredda e stagnante, che rimase però intrappolato dall’aria calda, portando alla totale assenza di ventilazione e ricambio.

A peggiorare la situazione, le temperature particolarmente rigide, che costrinsero i cittadini ad incrementare il consumo di carbone per il riscaldamento domestico, di scarsa qualità e ad alto contenuto di zolfo. A tutto questo, infine, si sommò lo smog derivante dagli scarichi delle automobili e dalle ciminiere industriali, che diedero alla nube un caratteristico colore giallo-verdastro, ribattezzato zuppa di piselli.

Le conseguenze e il bilancio delle vittime

La nebbia divenne così spessa da rendere la circolazione quasi impossibile; la popolazione si appoggiava ai muri per camminare e cercare di non perdere l’equilibrio, e le autorità raccomandarono alle famiglie di tenere i bambini in casa. Lo smog s’intrufolò anche negli edifici. Per questo motivo, attività scolastiche, rappresentazioni teatrali, concerti e proiezioni vennero sospesi, e la maggior parte dei trasporti pubblici non riuscirono ad operare.

Le vittime, che si pensava si aggirassero intorno alle quattromila, si rivelarono superiori alle dodicimila, ai quali si aggiunsero centomila malati in condizioni gravi. Il livello di mortalità nelle settimane e nei mesi successivi si elevò al di sopra del normale. A dispetto delle resistenze di Winston Churchill e del Governo, negli anni seguenti fu approvata una legge per la riduzione delle emissioni, chiamata Clean Air Act. L’atto fu promulgato dal Parlamento e approvato dalla Regina il 5 luglio 1956. L’impegno solenne, naturalmente, era di fare l’impossibile per evitare un nuovo Great Smog.

Federica Checchia

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