“Anime News Network” riporta, dall’account ufficiale di Twitter dedicato ai live-action, la notizia ufficiale del debutto di Bleach, il famoso manga di Tite Kubo che ha raccolto un’indiscutibile popolarità tra i colossal del genere.
 

Era il 7 agosto 2001 quando la celebre rivista giapponese, Weekly Shōnen Jump, pubblicava “Bleach” per la prima volta. L’anime, prodotto dalla Pierrot, veniva trasmesso su Tv Tokyo il 5 ottobre del 2004 ; anni di estenuante attesa, intersecati da pause ed episodi filler, ci conducono all’epilogo della serie, stroncata in una maniera improvvisata ma non inadatta e piuttosto coerente, nel marzo del 2012. Il manga, invece, chiude il sipario nell’agosto del 2016, consegnando i fans nelle braccia dello scetticismo e della delusione latente con un finale affrettato e per niente sopra le aspettative, anzi.


Una storia imponente, quella di Bleach, che assurge alle vette più alte della classifica di gradimento nei quindici anni della sua durata. Forte del favore della critica e del successo guadagnato, il suo percorso è stato decrescente a livello qualitativo, come una bestia sacra e leggendaria che, sfiancata da scontri epici, arranca nel cammino che la porterà a deporre le armi.

Tite Kubo, un mangaka dal tratto curato e riconoscibile, si è distinto per la capacità lodevole di caratterizzare minuziosamente i numerosi personaggi che popolano la sua opera: ognuno ha una storia, un vissuto, una personalità definita e un margine di evoluzione sempre in cantiere. Una dote preziosa che regala allo spettatore la possibilità di immedesimazione, legandosi inevitabilmente a chi lo rispecchia, e appassionandosi alla sua condotta spesso non esente da colpi di scena.

La trama di Bleach gravita attorno agli Shinigami: figure ricorrenti nell’universo nipponico che, qui, hanno una forma umana vestendo un kimono nero, e traghettano le anime dei defunti nella Soul Society. Il protagonista è Ichigo Kurosaki, un liceale con l’abilità di vedere i fantasmi che, un giorno, incontra Rukia Kuchiki, la determinata shinigami e co-protagonista, nell’atto di sconfiggere un Hollow, uno degli spiriti maligni che vagano sulla terra. Ferita dallo scontro, per adempiere alla sua missione, trasferisce parte dei suoi poteri ad Ichigo che, da quel momento in poi, diventerà quindi un dio della morte, con il proposito di proteggere i suoi famigliari. Da quel momento, inizia l’avventura del giovane dai capelli arancioni che scoprirà, nel corso della storia, di essere la fonte di straordinari e pericolosi poteri.

Non mancano gli ingredienti indispensabili come l’azione, i combattimenti, i sacrifici, i momenti drammatici e le parentesi goliardiche che si mescolano in un turbinio di emozioni in grado di entusiasmare gli spettatori, per buona parte della storia dagli esordi. Un susseguirsi di scontri all’ultimo sangue, ben rappresentati nella serie animata nel rispetto delle tavole di Kubo, che insinuano il seme del dubbio in coloro i quali possono incorrere nella scoperta di un lato “umano” anche nei personaggi su cui meno avrebbero fatto affidamento.

Svegli nella rassegnata consapevolezza che i live-action abbiano una discutibile reputazione nel tentativo di rendere merito ad un buon prodotto che si rispetti, nell’estate del 2018 chiariremo i nostri (fondati ndr) dubbi. Temprati, ormai, dalla delusione di un esito finale banale a cui abbiamo dovuto assistere, niente ci spaventerà. O quasi.

Alessia Lio