Sono trascorsi ormai diversi mesi dallo scandalo che ha coinvolto Alfonso Signorini e la sua vita professionale. In un’intervista rilasciata per Il Giornale e per la giornalista Hoara Borselli, il giornalista ha parlato del periodo buio che ha vissuto, segnato da un isolamento volontario, dal tradimento di persone che aveva sempre ritenuto amiche ma anche da dei gesti di solidarietà che gli sono giunti da gente che invece non aveva mai incontrato.

Ad esempio, gli è stata recapitata una lettera scritta da una signora di Firenze, un’ex farmacista di 78 anni che ha voluto contribuire economicamente alle spese legali che avrebbe dovuto fronteggiare in quel periodo. “Un giorno mi è arrivata una raccomandata da Firenze” – ha detto lui – “1780 euro da una ex farmacista di 78 anni. Mi ha scritto: ‘Io la seguivo in tv, io guardo negli occhi le persone e ho visto chi è lei. Voglio partecipare alla sua difesa’. Sono le cose che ti dicono: Resisti, non gliela diamo vinta”. Il presentatore ha però restituito la somma.

Nella stessa intervista, l’ex direttore di Chi ha anche fatto sapere di aver vissuto in una specie di bolle nel periodo per lui più difficile. Ha cambiato numero di telefono, ha interrotto tutti i rapporti con la tv e con i giornali al fine di proteggere la sua immagine. Quando ci sono state le sue prime uscite pubbliche dopo la polemiche, Signorini ha però capito che ci sono persone che gli esprimono tutta la loro solidarietà.

Alfonso Signorini dice molte cose, a partire dal modo in cui dice di essere sopravvissuto alla bufera, creandosi una bolla e con il supporto del compagno che non lo ha mai lasciato solo. Dice di essere deluso dei tanti nomi importanti che lo hanno contattato privatamente per esprimergli solidarietà ma non hanno fatto altrettanto pubblicamente. Al contrario, il dettaglio forse più sorprendente raccontato dall’ex direttore di Chi è quello che riguarda la reazione delle persone comuni alle sue vicende. Dice infatti di aver avuto paura di riaffrontare il mondo dopo che lo scandalo era deflagrato, ma aggiunge: “Sarei bugiardo se ti dicessi che non ho provato quella paura. Però dalla prima volta che sono uscito mi sono reso conto che le persone non solo non mi additavano, ma si avvicinavano e lo fanno tutt’ora, per esprimere la loro solidarietà. La paura era solo nella mia testa ma la realtà ha raccontato altro”.