E’ fresca di qualche giorno la notizia dell’annuncio de “La Resurrezione dei Comandamenti”: il nuovo titolo della prossima serie animata dedicata a Nanatsu no Taizai, tradotto in inglese con il nome di “Seven deadly sins”. Il debutto è previsto a Gennaio del 2018.

 

Correva l’anno 2012 quando Nanatsu no Taizai, scritto e disegnato da Nakaba Suzuki, veniva serializzato sul Weekly Shōnen Magazine di Kōdansha. L’adattamento anime viene trasmesso, in Giappone, tra il 2014 e il 2015. Ad agosto del 2016 The Seven Deadly Sins: Signs of Holy War, va in onda fino al 18 settembre. E’ la Star Comics, in Italia, che ha acquistato i diritti dello shōnen, giunto al diciannovesimo volume. 

In un contesto pullulante di storie variegate e fondanti su scontri epici, combattimenti dall’epilogo drammatico, misteri da risolvere e colpi di scena frequenti, essere in grado di creare uno shōnen dalla trama godibile e apprezzabile, diventa una sfida ardua da affrontare e vincere. Grandi titoli sono inclusi nel firmamento di questo genere, opere dalla fama mastodontica e indissolubile che, nel tempo, hanno messo radici inamovibili nelle classifiche di gradimento, trasformandosi in fonte di ispirazione per quelle a seguire.

 

Nakaba Suzuki, come tutti i suoi colleghi, lo sa. “Nanatzu no taizai” è un manga che, comunque, non si distacca dai cliché dei protagonisti in apparenza tontoloni con un enorme potere nascosto o dalle principesse totalmente indifese dalla fisicità prorompente, eppure riesce a coinvolgere, divertire e appassionare anche i lettori meno impressionabili col curriculum più consistente di conoscenze.

 

L’ambientazione medievale fa da sfondo alla trama gravitante attorno alla principessa Elizabeth, l’ultima figlia del re di Britannia, che in preda alla disperazione scaturita dalla cattura del padre da parte dei cavalieri sacri, in teoria rappresentanti la giustizia, parte alla ricerca dei “7 peccati capitali”, guerrieri dagli straordinari poteri, accusati di aver ordito un colpo di stato dieci anni prima. E’ così che si imbatterà, in maniera del tutto casuale, nel capo dei 7 , Meliodas : il proprietario della taverna Boar Hat che gestisce assieme ad Hawk, il maiale parlante che ingurgita gli avanzi della sua cucina terribile. L’incontro tra i due rappresenta l’inizio di un’avventura tesa a riconciliare gli altri 6 membri del gruppo, sciolto e disperso ormai dal giorno della latitanza forzata.

 

Un primo episodio all’insegna di uno spirito comico e scanzonato, atto a presentare la personalità di Meliodas, per sentito dire, un guerriero dalle straordinarie capacità che ha l’aspetto di un ragazzino minuto dai capelli biondi con uno spiccato debole per le donne. L’incipit è leggero, quasi sembra non abbia grandi pretese o spunti ben più profondi da offrire e invece il prosieguo della storia avrà l’ardire di stupirci. Un passato oscuro e misterioso che, a sprazzi, fa capolino nello svolgimento della trama, spingendo l’osservatore a voler scoprire di più.

 

Nel protocollo fisso di un buon shōnen, degno del suo genere, i punti da sviluppare in maniera accurata sono due: personaggi e combattimenti. Qui, i guerrieri incarnanti, ciascuno, i 7 peccati capitali, rappresentano al meglio il vizio di cui sono portavoce, ostentando una personalità ben definita e legata ad un passato ben tracciato. I combattimenti, d’altro canto, rispettano i requisiti di una spettacolarità piuttosto notevole sia nella versione cartacea che in quella animata, riuscendo a soddisfare le aspettative di chi li guarda.

Con le 10.000 copie vendute nel 2015 e ricevendo svariati risultati lodevoli nella sua ascesa, Nanatsu no taizai è, senza ulteriori giri di parole, un buon prodotto. Chi non lo conoscesse ancora, nell’attesa della nuova serie, recuperi celermente tutto l’ambaradan! Allontanate l’accidia, presto!

Alessia Lio