Fabio Maria D’Amato, che si trovava al fianco di Chiara Ferragni quando scoppiò la bufera sul Pandoro, è rimasto a lungo nell’ombra, affrontando le conseguenze legali e il peso del dibattito pubblico senza mai rilasciare dichiarazioni ufficiali. La decisione di uscire allo scoperto arriva proprio nel salotto della sua principale “antagonista” mediatica.
“Perché hai deciso di parlare oggi e con me?”, gli domanda direttamente Lucarelli nel corso della puntata di Bornout. La replica dell’ex manager è netta e delinea i motivi di un silenzio durato anni: “Perché per due anni non avevo molto da aggiungere e non potevo, visto che c’erano questioni processuali in corso. In questi anni ho guardato e ascoltato tutto e, quando ti ho scritto, è stato perché ciò che ho letto nel marasma di pareri snocciolati non l’ho trovato così competente né corretto rispetto a quello che hai detto o fatto”.
Fabio Maria D’Amato svela anche i retroscena dei lunghi mesi d’attesa, durante i quali le proposte da parte dei media non sono certamente mancate. Una pressione notevole, respinta però per cercare un confronto senza filtri. “In molti inoltre mi hanno chiesto di parlare”, confessa l’ex braccio destro di Chiara Ferragni. “C’è chi mi ha offerto soldi, c’è chi mi ha proposto di andare con domande concordate, ma io in tutta la mia vita mi sono sempre preso la responsabilità di quello che ho fatto e credevo che parlare per la prima volta fosse fatto con qualcuno sopra le parti: il giudice mediatico più severo che potessi trovare”. L’appuntamento di domani si preannuncia dunque come un passaggio chiave per comprendere i retroscena di uno degli scandali più clamorosi della recente cronaca del costume italiano.
Il momento della rottura definitiva tra Fabio e Chiara si consuma durante un tragitto in automobile: “Un giorno in macchina le ho detto che me ne sarei andato, mentre andavamo a un appuntamento. Lei mi ha solo detto ok”.
D’Amato spiega di aver avvertito l’impossibilità di proseguire il proprio lavoro: “Io non potevo più dare niente, ho dato digitalmente le dimissioni”. Nonostante la freddezza iniziale, nelle settimane successive la macchina aziendale cercò di trattenerlo per garantire la continuità: “Qualche settimana dopo mi è stato chiesto di restare fino a giugno, per un passaggio di consegne. Poi mi è stato chiesto di darle una mano per un nuovo piano di ripartenza”.
A quel punto, tuttavia, il manager decise di porre delle precise condizioni legali a propria protezione per evitare di trasformarsi nel perfetto capro espiatorio della vicenda: “Ho messo condizioni a mia tutela, e non l’ho più sentita. Erano condizioni di manleva: io potevo dare dei consigli, ma dovevano poi essere analizzati dai tecnici. Non volevo che poi si andasse a cercare un colpevole”.
L’intervista si chiude con l’amarezza per un chiarimento che non è mai avvenuto, nonostante i tentativi. “Io e Chiara non abbiamo mai litigato. Alla fine ero anche ferito, perché non c’è mai stato un momento di chiarimento nonostante io l’abbia sollecitato più volte”, conclude D’Amato. “Essere in armonia nei momenti belli è facile, ma è nei momenti duri che bisogna fare squadra, anche se in quei momenti ci si è antipatici. A quel punto ci siamo persi”.
Il retroscena su Sanremo e il monologo contestato da Fabio Maria D’Amato
Il Festival di Sanremo ha rappresentato lo spartiacque definitivo. In molti ricordano le critiche piovute sulla co-conduttrice per il monologo “Lettera a se stessa”, giudicato da gran parte del pubblico e della critica come troppo ingenuo o banale. D’Amato, oggi, rivela come nacque quel testo, smentendo le voci di un suo intervento diretto. “Non sono stato io a scrivere la lettera di Chiara a se stessa. È Chiara stessa l’autrice. All’epoca era diventata molto gelosa del suo testo, perché molto personale.” Il manager spiega di aver proposto una strada totalmente diversa, ispirata alla televisione americana: “Avevo proposto altro, cioè di prendere spunto da un monologo comico di Kim Kardashian. Avevamo anche incontrato Katia Follesa, che ci avrebbe aiutato a scriverlo”. La decisione di Ferragni fu però un’altra: “A Parigi mi lesse il testo che aveva già scritto sul telefono”. Di fronte a quelle righe, D’Amato non nascose le proprie perplessità, percependo tuttavia una netta chiusura da parte dell’imprenditrice. Alla domanda se fosse scettico a causa di una scrittura considerata troppo ingenua, l’ex manager conferma: “Sì, non capivo che cosa portasse in più a se stessa e agli altri”.





