A Palazzo Marino lo scontro sull’inclusione si accende e si sposta sul piano della formazione. Il Consiglio Comunale di Milano ha approvato una delibera presentata da Michele Albiani (PD), che introduce una formazione aggiuntiva per tutti i dipendenti comunali a contatto con il pubblico. L’obiettivo è la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni. Il provvedimento, inoltre, include anche la polizia locale ma con qualche differenza. Per loro, infatti, sono previsti moduli specifici su de-escalation e gestione delle fragilità. La maggioranza ha approvato il testo con 24 voti favorevoli e 8 contrari, ma l’opposizione di centrodestra è già sul piede di guerra.

Corsi anti-discriminazione definiti una «forzatura ideologica»

È stato annunciato che i corsi diventeranno effettivi entro il 2027 con un piano triennale volto al completamento. La notizia, tuttavia, non è stata esente da aspre critiche. Inizialmente, infatti, il centrosinistra avrebbe voluto legare questa formazione all’introduzione dei taser per i ghisa. Una mossa che aveva fatto saltare sulla sedia i sindacati di categoria: il SULPL aveva definito la proposta un’offesa alla professionalità degli agenti, quasi a volerli far passare per potenzialmente razzisti o omofobi, arrivando a provocare con la richiesta di avere in dotazione «tacchi a spillo» al posto di quelle armi.

Archiviata quella prima delibera sui taser, la maggioranza ha proseguito rendendo la formazione, dapprima facoltativa, ora un obbligo per tutti. Una scelta che la Lega contesta duramente. Il capogruppo Alessandro Verri ha gridato all’«indottrinamento ideologico», accusando la sinistra di voler “rieducare” le forze dell’ordine, mentre il segretario provinciale Samuele Piscina ha rigettato fermamente l’introduzione di lezioni specifiche su come rapportarsi con la comunità transgender, definendola una «forzatura ideologica».

«Rispediamo al mittente le strumentalizzazioni», ha replicato Albiani, difendendo la misura come uno strumento per lavorare meglio e non come un giudizio sulle divise. «E chi si è permesso di dire che agli agenti stavamo dando “le scarpe col tacco” invece del taser ha dimostrato di avere più interesse a fare propaganda che a tutelare i colleghi che dice di rappresentare. Noi abbiamo fatto la differenza», ha aggiunto. Congiuntamente, la consigliera Diana De Marchi (PD) ha ribadito lo stesso concetto, sottolineando come l’obbligatorietà aiuterà il personale a sorvegliare attivamente contro pregiudizi e stereotipi ancora radicati. Milano fa un passo avanti nella gestione di un’amministrazione complessa, ma l’opposizione resta.

Stefania Cirillo