Mentre la Francia si prepara a subire la terza, preoccupante ondata di caldo dell’anno, i cittadini sembrano essersi uniti su un fronte comune: è la popolazione che deve limitare l’utilizzo di acqua, anche se i veri fattori determinanti sono altri. E questo, come è emerso sui social, non è ben accettato. Le temperature sono prossime a raggiungere e oltrepassare la soglia dei 40° nel sud-ovest del Paese e, congiuntamente, sedici dipartimenti sono già in allerta arancione. In questo scenario già allarmante le riserve idriche sono al limite, aggravate da mesi di siccità e piogge scarse.
In Francia emesse restrizioni per il caldo, ma c’è qualcosa che ai cittadini non torna
Come accennato all’inizio, il risentimento comune espresso dai cittadini è esploso dopo le direttive del governo che invitavano a bloccare l’utilizzo non necessario dell’acqua. Tra i suggerimenti figura interrompere l’irrigazione dei giardini, il lavaggio delle auto e il riempimento delle piscine provate. In una situazione di emergenza è giusto e doveroso fornire indicazioni simili, ma i francesi iniziano a considerare queste limitazioni «una grande farsa», ma perché?
L’intera polemica si basa su un concetto molto semplice: subire e sottostare alle limitazioni, pur sapere che altri settori impiegano un quantitativo di acqua che non possiamo più permetterci. Sui social, ad esempio, si legge: «È sempre il cittadino medio che deve smettere di annaffiare due gerani», anche se la rete idrica nazionale è piena di falle e spreca fiumi d’acqua a causa di tubature difettose. Viene chiesto a questi ultimi di evitare l’utilizzo non necessario di acqua, anche se i data center ne impiegano un quantitativo esponenziale, così come le coltivazioni intensive di mais. L’idea che esistano strutture o settori ormai inadatti al contesto socio-ambientale in cui viviamo, specie se a risentirne è la popolazione comune e il territorio.
I dati, inoltre, confermano la gravità della situazione. Secondo il Bureau de Recherches Géologiques et Minières, il 77% delle falde acquifere francesi è in costante diminuzione. La crisi arriva a colpire 92 dipartimenti su 96, evidenziando come il cambiamento climatico stia rimodellando l’economia del Paese. Basti pensare che i suoli aridi stanno alimentando migliaia di incendi boschivi nel sud-ovest, costringendo migliaia di persone a evacuare. Congiuntamente, anche le centrali nucleari lungo la Senna e il Risano hanno dovuto rallentare o fermare i reattori a causa dell’acqua fluviale eccessivamente calda per raffreddarli.
Di questo passo la siccità sarà un problema annuale, non solo estivo
Il ministero dell’Agricoltura ha già dovuto emanare un pacchetto di misure d’urgenza per contenere i danni al settore agroalimentare, con un terzo del raccolto di mais che rischia di andare perso. Anche se il governo cerca di gettare acqua sul fuoco, parlando di misure “preventive” e assicurando che la fornitura di acqua potabile non è a rischio, la pressione sulle infrastrutture è evidente. La siccità non è più solo un’emergenza estiva, ma un problema strutturale che minaccia energia, ecosistemi e stabilità sociale. I francesi, però, non hanno più intenzione di pagare il conto da soli.
Stefania Cirillo





