Guai in casa LVMH? Il miliardario Bernard Arnault, proprietario di uno dei colossi del lusso più importanti al mondo, ha ricevuto un accertamento fiscale che dovrebbe saldare con un conguaglio da 22,5 milioni di euro. Ma, si sa, i soldi non sono mai abbastanza, per cui il magnate da 165 miliardi non è disposto a pagare lo 0,0136% del suo patrimonio, per cui ha già affermato che impugnerà la sentenza della Corte d’appello amministrativa di Parigi.
Bernard Arnault dovrebbe pagare un conguaglio fiscale da 22,5 milioni (ma non è detto che lo farà)

Nella sentenza, consultata sabato dall’Afp, si legge che “Tra novembre 2025 e aprile 2026 il ministro dell’Azione e dei Conti pubblici (David Amiel) ha chiesto alla corte (…) di addebitare (alla coppia Arnault) la somma di 12,96 milioni di euro (…) e la somma di 9,5 milioni di euro”. Nello specifico, il signor Arnault e sua moglie devono versare al fisco 12,96 milioni di euro di “contributi supplementari” per il 2010 (imposte, contributi sociali, maggiorazioni, interessi di mora) e 9,5 milioni di euro a titolo dell’imposta di solidarietà sul patrimonio tra il 2012 e il 2015, secondo la decisione pubblicata il 2 luglio sul sito dell’organo amministrativo. Le sentenze sono parte di una lunga questione fiscale, giudiziaria e politica, che coinvolge i coniugi da parecchio tempo.
Questione che non si è ancora conclusa ma, stando a quanto riportato da alcuni portavoce, per ora il miliardario impugnerà la sentenza. Infatti, la nuova decisione “sarà oggetto di ricorso dinanzi al consiglio di Stato”, ha dichiarato sabato all’Afp il portavoce di Bernard Arnault. Si tratta di quello che è attualmente l’uomo più ricco di Francia e l’ottavo al mondo (165 miliardi di dollari, secondo il Bloomberg Billionaires Index). Tuttavia, per i coniugi Arnault l’amministrazione “non abbia proceduto a una semplice verifica documentale, bensì a un esame della loro situazione fiscale personale senza rispettare le garanzie applicabili a tale verifica”, almeno secondo quanto emerge dalla decisione della giustizia amministrativa.
Marianna Soru





