La mancata elezione della Germania a uno dei seggi (a rotazione) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha innescato un’intensa riflessione e sollevato interrogativi sulle pretese di leadership internazionale del governo tedesco sotto la guida di Friedrich Merz. Il voto del Consiglio di mercoledì, che ha eletto Austria e Portogallo per un mandato di due anni insieme a Trinidad e Tobago e Zimbabwe, è stato un duro colpo per il governo del cancelliere tedesco, già in difficoltà, che ha cercato di posizionarsi come voce europea di spicco sulla scena mondiale.

In una scomoda competizione tra partner dell’UE, il Portogallo ha ottenuto 134 voti e l’Austria 131. La Germania, invece, ne ha raccolti solo 104, significativamente al di sotto dei 127 voti necessari, nonostante la fiducia espressa da Berlino, poche ore prima, in merito alla propria vittoria. Entrambi i vincitori sono stati considerati rappresentanti degli interessi dei Paesi più piccoli, mentre l’Austria ha potuto beneficiare della sua percepita neutralità in quanto non membro della NATO. Il Portogallo ha messo in risalto i suoi forti legami con l’Africa e l’America Latina.

La Germania non è stata eletta al al Consiglio di Sicurezza dell’ONU: le possibili motivazioni

Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, che si era impegnato a fondo per ottenere il seggio, ha attribuito questa «amara sconfitta» al ruolo attivo della Germania nel mobilitare il sostegno all’Ucraina e al suo fermo appoggio a Israele. «Abbiamo sempre preso una posizione chiara su alcune questioni, e queste sono posizioni che non tutti gli Stati membri condividono», ha dichiarato ai giornalisti. Ha poi aggiunto che il fatto che la Russia abbia fomentato il sentimento anti-Germania, ora il principale fornitore nazionale di aiuti militari a Kiev, «non è un segreto». «C’è il nostro fermo sostegno all’Ucraina. Il fatto che la Russia non voglia una tale voce in seno al Consiglio di Sicurezza».

«Il fatto che la Germania debba sempre assumersi una responsabilità speciale nei confronti di Israele nel conflitto mediorientale potrebbe averle fatto perdere voti», ha concluso, riferendosi al sostegno tedesco a Israele come pilastro fondamentale della sua politica estera, in espiazione per l’Olocausto. Secondo Wadephul, la Germania continuerà a sostenere Israele anche se dovesse criticare le azioni del suo governo a Gaza, negli insediamenti in Cisgiordania e gli attacchi militari in Libano.

La posizione di Merz si fa difficile

Lo stesso Merz, la cui popolarità è crollata nel suo primo anno al potere, si è congratulato con i vincitori del voto segreto per i cinque seggi del Consiglio di Sicurezza, composto da quindici membri. Ha poi affermato che l’impegno di Berlino nei confronti delle Nazioni Unite rimarrà incrollabile. La Germania, secondo Paese per contributo all’organizzazione, rimane un «pilastro affidabile del multilateralismo», ha dichiarato, «che agisce con determinazione e senso di responsabilità».

Da quando Merz si è insediato, lo scorso maggio, alla guida di un governo di coalizione di destra e sinistra, ha cercato di riportare la maggiore potenza economica europea alla ribalta, facendo sentire la voce di Berlino sulle questioni globali, anche grazie a un forte aumento della spesa militare. I risultati, sia in patria che all’estero, sono stati contrastanti, tanto da alimentare, negli ultimi giorni, le speculazioni su una sua possibile sostituzione come cancelliere con un altro conservatore, Hendrik Wüst, presidente del Nord Reno-Westfalia, qualora non riuscisse a raddrizzare la situazione.

Le reazioni della classe politica tedesca

I Verdi, all’opposizione, l’hanno definita una «sconfitta imbarazzante». La vice-capogruppo parlamentare, Agnieszka Brugger ha denunciato la mancata «fondazione di idee moderne» su una leadership in materia di protezione del clima, ordine internazionale basato sulle regole e aiuti allo sviluppo.

Alice Weidel, co-leader del partito di estrema destra Alternative für Deutschland, ora in testa ai sondaggi in Germania e fiera critica del sostegno di Berlino a Kiev, ha affermato in un duro post su X che la sconfitta conferma la narrazione del declino nazionale. «Un imbarazzo segue l’altro. Mentre Merz si era prefissato l’obiettivo di riportare il nostro Paese “sulla scena internazionale” all’inizio del suo cancelliere, la Germania si ritrova ora senza un seggio nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite», ha dichiarato. I socialdemocratici, partner minoritari della coalizione di governo, si sono uniti alle critiche, affermando che il voto non è stato «un semplice intoppo, ma un segnale d’allarme».

Il portavoce per la politica estera, Adis Ahmetović, ha dichiarato che il governo tedesco sta pagando il prezzo di quella che viene percepita come ipocrisia, a causa della sua reticenza nel criticare alleati come Israele e gli Stati Uniti. «Chiunque si proclami custode dell’ordine internazionale basato sulle regole non deve applicare doppi standard in materia di diritto internazionale», ha dichiarato alla rivista Spiegel.

Federica Checchia