La compagnia aerea low-cost Volotea è finita sotto i riflettore dell’Antitrust per una pratica commerciale scorretta. Il punto nevralgico che ha toccato tutte le compagnie di volo riguarda proprio la guerra in Medio Oriente. Questa in particolare, a seguito dell’aumento dei prezzi del petrolio causato della chiusura della Stretto di Hormuz, ha deciso di adeguare i prezzi dei biglietti alle oscillazioni di mercato. Parliamo specificatamente di una condizione di vendita definita “Promessi di Fair Travel“. Ma cosa prevedeva e perché l’Antitrust vuole agire in merito a ciò?
Perché l’Antitrust definisce la policy di vendita di Volotea scorretta?
La compagnia aerea spagnola, per far fronte all’instabilità dei prezzi del petrolio, ha deciso di introdurre una policy di vendita volta a contrastare la crisi. Pertanto, la tariffa prevede un adeguamento del prezzo del biglietto aereo in corrispondenza del rialzo o del ribasso collegato all’attuale situazione geopolitica. Quest’ultima, contestata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, stabilisce un aumento varabile — tra i 6 euro e i 14 euro — in base a una valutazione effettuata una settimana prima della data prevista per il volo. È anche possibile che il prezzo del biglietto possa subire una diminuzione o rimanere invariato. A quel punto, prima della scadenza, l’acquirente può decidere autonomamente se confermare il volo e pagare la differenza, oppure annullare il viaggio e riprogrammarlo. In caso di annullamento, la somma pagata viene interamente restituita sotto forma di crediti Volotea. Qualora, in caso di aumento, manchi il pagamento della somma aggiuntiva, è prevista la cancellazione senza diritto al rimborso.
Come ha evidenziato AGCOM, la modifica unilaterale del prezzo del biglietto si riassume già automaticamente in una pratica scorretta. Le ragioni considerate problematiche sono due. Nel primo caso il consumatore è indotto ad acquistare un biglietto, senza essere a conoscenza del valore reale del suo acquisto, o avere a disposizione informazioni potenzialmente incomplete e ingannevoli. Nel secondo caso, invece, l’acquirente potrebbe essere spinto a pagare il prezzo maggiorato del biglietto a fronte di una possibile riprogrammazione dell’intero viaggio —sentendosi quasi “costretto” a scegliere la prima opzione —. Inoltre, il rimborso sotto forma di crediti Volotea obbliga il consumatore a riacquistare ugualmente un biglietto tramite la medesima compagnia aerea. L’autorità, quindi, ritiene che tutti questi elementi, tra condizionamento illecito e variazione di prezzo successivo all’acquisto, si riassumano in una pratica scorretta.
Stefania Cirillo





