A volte — in realtà più spesso di quanto sia giusto — problemi strutturali vengono affrontati solo quando evidenti o drammatici. Altre volte, invece, persino l’evidenza sembra non bastare. È, infatti, il caso della crisi climatica. Non importa quanto sia evidente, scientificamente palese o urlato dalla bocca degli attivisti da anni: l’azione politica fatica a diventare una priorità assoluta. Le anomalie meteorologiche vengono così liquidate come casi isolati o del tutto normali. Difficilmente si ammette che le emissioni ignorate e perpetrate per anni hanno conseguenze dirette e sempre più estese sul clima; nel frattempo i governi riducono o eliminano le risorse destinate al problema. La Francia, accusata di negare la crisi climatica mentre taglia i fondi verdi, ne è la dimostrazione.

Perché la Francia è accusata di negare la crisi climatica?

È innegabile. Quando un Paese è costretto ad affrontare una situazione geopolitica instabile ed economicamente svantaggiosa, è costretto a compiere delle scelte. Questo, come anticipato poco prima, è l’esempio della Francia. Parigi ha a propria disposizione quello che viene denominato Fondo verde nato per affrontare problematiche reali legate alla crisi climatica. Il totale di 4,5 miliardi di euro sono destinati alla riqualificazione energetica degli edifici pubblici locali, il miglioramento della qualità dell’aria, la prevenzione delle inondazioni e il ripristino della natura.

Malgrado l’urgenza e l’importanza dell’azione, il fondo si è gradualmente ristretto, raggiungendo 2,4 miliardi di euro nel 2024 e finendo a 873 milioni nel 2026. In ragione a ciò la leader del partito ecologica francese, Marine Tondelier, ha scritto sul social X: «Dopo aver dimostrato la sua totale impreparazione durante otto giorni di un’ondata di caldo storica, ecco le misure del governo per l’adattamento ai cambiamenti climatici». L’azione del governo, quindi, ha spinto la politica a parlare di «negazionismo climatico».

Di recente, ad aprile di quest’anno, la Francia ha annunciato di voler tagliare 4 miliardi di euro di spesa con il fine di affrontare la crisi causata dalla guerra in Medio Oriente. È possibile, come riferisce Le Monde, che l’ulteriore taglio di 163 milioni destinato al Fondo verde possa sbloccarsi, se necessario, o essere cancellato del tutto. Il quesito principale è: a fronte dei problemi esterni e imprevedibili da affrontare, la crisi climatica può essere ancora considerata un elemento da ridimensionare?

Stefania Cirillo