François Roujou de Boubée, legale della famiglia di una bambina di undici anni, il cui omicidio hanno scatenato proteste in tutta la Francia, ha chiesto maggiori finanziamenti per il sistema giudiziario, già in difficoltà, nel contesto di una polemica politica sull’incapacità dello Stato di contrastare la violenza sessuale sui minori. «Francamente, se il sistema giudiziario avesse più risorse, questa tragedia e tutte le altre non sarebbero accadute», ha dichiarato l’avvocato. «Io e la famiglia della vittima abbiamo fiducia nel sistema giudiziario. Quindi, ora basta». I genitori della vittima, identificata solo come Lyhanna, il cui corpo è stato ritrovato la scorsa settimana nel sud-ovest del Paese, non vuole che il governo strumentalizzi il suo assassinio per fini politici o prometta nuove leggi o riforme.
La Francia si indigna per l’omicidio di Lyhanna: indagini in corso sul sospettato, Jérôme Barella

Lyhanna era scomparsa il 29 maggio vicino a Fleurance, una piccola città di circa seimila abitanti a ottanta km da Tolosa. I ricercatori hanno rinvenuto i suoi resti sette giorni dopo, in un silo per cereali in disuso tra due villaggi nella regione del Gers. La minore era stata vista l’ultima volta fuori dalla sua scuola, a bordo dell’auto di un uomo di quarantuno anni, Jérôme Barella, padre di una sua compagna di classe. Il sospettato, arrestato prima del ritrovamento, ha negato di averla uccisa, dichiarando alla polizia di averla lasciata in una piscina locale.
Dalle indagini, sono emerse diverse denunce a carico di Barella per presunti stupri di ragazze, che tuttavia non avevano mai portato a un fermo da parte della polizia. Nell’agosto del 2025, l’uomo era stato denunciato per una presunta serie di violenze ai danni di una bambina di dieci anni. Nove mesi dopo, quando Lyhanna è scomparsa, non risultava ancora neanche interrogato. In passato, aveva lavorato come addetto alle pulizie in diverse scuole, ed era stato licenziato da una di esse per comportamenti inappropriati online con una studentessa.
Le parole della madre di un’altra bambina violentata da Barella
Martedì, la madre che l’anno scorso aveva denunciato Barella per i presunti abusi sulla figlia, ha dichiarato che ora farà causa allo Stato e al ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, per il mancato arresto e interrogatorio del sospettato. La donna, identificandosi solo con il nome di battesimo, Audrey, ha affermato che l’uomo avrebbe manipolato la bambina per impedirle di parlare. «Le diceva: “Se lo racconti a qualcuno, andrò in prigione e mi ucciderò”», ha spiegato. Il caso di sua figlia era supportato da perizie mediche e psicologiche e gli agenti l’avevano ascoltata più volte, ma la giustizia non ha fatto il suo corso. «Ho fatto del mio meglio, ma il sistema giudiziario non mi ha seguita», ha detto.
Audrey ha raccontato di aver chiamato la stazione di polizia ogni lunedì mattina per chiedere aggiornamenti, ma di aver ottenuto sempre la stessa risposta: «Le indagini sono in corso». Recentemente, ha rivelato che un agente le avrebbe detto «che se avessi continuato a importunarli mi avrebbero denunciata». Il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha annunciato un esame dei registri delle chiamate per identificare l’autore di tale frase.
Le reazioni della politica all’omicidio di Lyhanna e i dubbi sul sistema giudiziario della Francia
Darmanin si è rifiutato di dimettersi, criticando quello che ha definito un «enorme fallimento» nella gestione delle precedenti accuse contro il sospettato. Ha ordinato che settantamila denunce per violenza sui minori vengano riesaminate entro il prossimo mese. Per l’avvocato della famiglia di Lyhanna, tuttavia, tale richiesta non è credibile, data la carenza di risorse a disposizione. Lo stesso presidente francese, Emmanuel Macron ha riconosciuto il fallimento «inaccettabile» del sistema giudiziario. «Non possiamo ignorare il fatto che siano emerse delle falle», ha affermato durante una visita in Montenegro, la scorsa settimana. «Non si tratta di una questione di risorse, ma di responsabilità che dovranno essere accertate attraverso un’inchiesta ufficiale».
Martedì, prima di un minuto di silenzio in Parlamento, la presidente dell’Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, ha dichiarato: «La Francia ha fallito collettivamente. Non si tratta di cercare capri espiatori, il problema è sistemico». Secondo Marine Le Pen, del partito di estrema destra Rassemblement National, la Francia «deve riflettere sul funzionamento del sistema giudiziario». Clémence Guettle, del partito di sinistra radicale La France Insoumise, sostiene che il governo dovrebbe ascoltare gli attivisti e investire «le risorse necessarie nel sistema giudiziario, nella formazione e nella prevenzione». Il primo ministro, Sébastien Lecornu, ha convocato una riunione di crisi dei ministri e ha annunciato che il mese prossimo verrà esaminata una nuova legge per affrontare ogni tipo di abuso sessuale.
La rabbia della popolazione e delle ex vittime di abusi
Lunedì sera decine di migliaia di persone hanno protestato davanti al Ministero della Giustizia a Parigi e ai tribunali di tutta la Francia. Alcuni manifestanti hanno rivelato di essere sopravvissuti ad abusi sessuali subiti durante l’infanzia e di aver sofferto molto a causa della lentezza con cui le autorità gestiscono le denunce ufficiali. «La nostra rabbia è contro un sistema che non si riforma e contro un governo che non ci ascolta», ha spiegato Anne-Cécile Mailfert, del gruppo di attiviste Women’s Foundation.
In una lettera indirizzata a Darmanin, il presidente di un sindacato dei magistrati, Ludovic Friat, ha affermato che i professionisti della magistratura francesi non possono rispondere a tutte le richieste del Ministero con «quattro volte meno pubblici ministeri rispetto alla media europea». Attualmente, solo il 7% delle denunce di abusi sessuali su minori in Francia si conclude con una condanna. A riportare i dati è Ciivise, una commissione indipendente sull’incesto e la violenza sessuale contro i minori.
Gregory Bobbato, sindaco di Fleurance, ha dichiarato all’Agence France-Presse: «Oggi siamo una città arrabbiata, una regione arrabbiata, un Paese arrabbiato. La morte di Lyhanna è l’ultimo atto di una tragedia che si protrae da troppo tempo. Mai più i bambini devono essere preda di predatori che agiscono impunemente».
Federica Checchia





