L’epidemia di Ebola in Repubblica democratica del Congo potrebbe svilupparsi fino a diventare «la più grave mai avuta nella regione». Quindi peggiore delle 11mila vittime che si ebbero in Guinea, Liberia e Sierra Leone tra il 2014 e il 2016. O dell’epidemia del 2018 nella stessa Rd Congo, che causò 2mila morti. A dirlo è stato ieri il responsabile dell’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Cdc), agenzia di salute pubblica dell’Unione Africana, che ha rimarcato l’urgenza di destinare fondi a livello internazionale e «agire per bloccare il virus subito».

Secondo Bruno Michon, responsabile delle operazioni IFRC per la risposta all’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, la situazione resta critica: “È chiaro che siamo ancora indietro rispetto all’epidemia”, ha dichiarato.

Gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità confermano la gravità del quadro sanitario. Dalla dichiarazione ufficiale dell’epidemia, avvenuta il 15 maggio scorso, nel Paese sono stati registrati 808 casi confermati di Ebola, con un bilancio che include 192 decessi.

A complicare il contenimento dell’epidemia è la mancanza di un vaccino autorizzato contro il ceppo responsabile dell’epidemia, il virus Ebola Bundibugyo, identificato per la prima volta in Uganda nel 2007. Prima della nuova emergenza sanitaria dichiarata dall’OMS, questo virus era stato collegato soltanto a un’altra epidemia, registrata in RDC nel 2012. I sintomi dell’infezione possono includere febbre, debolezza, diarrea, vomito ed emorragie nei casi più gravi, mentre la trasmissione avviene attraverso il contatto diretto con fluidi corporei di persone o animali infetti.

All’assenza di vaccini specifici si aggiungono le carenze dovute ai tagli agli aiuti umanitari internazionali che, secondo il forum delle ONG, in RDC si sono ridotti del 46%, costringendo le agenzie umanitarie a ridimensionare drasticamente le proprie attività.

Il G7 affronta l’allarme Ebola

I leader del G7, in una dichiarazione congiunta, hanno chiesto “una risposta forte e coordinata per affrontare i rischi per la sicurezza sanitaria derivanti dal ritorno dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Uganda”.

Anche i Paesi partner del G7 – Egitto, India, Kenya e Repubblica di Corea – sostengono questo appello all’azione. Il G7 si dice “determinato a collaborare con i nostri Paesi partner per superare queste difficoltà