Durante un’intervista per la rivista francese Les Inrockuptibles, il chitarrista dei Blur Graham Coxon ha sorpreso tutti dichiarando che, se fosse nato a Manchester, probabilmente «sarebbe finito negli Oasis». Parole che, negli anni Novanta -ma anche fino a meno di un decennio fa- sarebbero state impensabili, considerando la nota rivalità tra le sue band. I due gruppi, del resto, si sono contesi a lungo il trono del britpop, sfidandosi a colpi di live e singoli di successo. Apice della loro querelle, quel famoso giorno del 1995 in cui entrambi pubblicarono una canzone, sperando di raggiungere la vetta delle classifiche britanniche: da una parte, i fratelli Gallagher con Roll With It e, dall’altra, Damon Albarn e soci con Country House. A spuntarla, alla fine, furono questi ultimi.
Nel tempo, fortunatamente, le acque si sono calmate, e alcune collaborazioni e dichiarazioni hanno siglato una pace attesa dai fan di entrambi. Albarn e Noel Gallagher hanno suonato insieme dal vivo e nel brano dei Gorillaz We Got The Power, e perfino Liam Gallaher -che non ha un carattere facilissimo- ha speso parole di ammirazioni per gli ex antagonisti.
Pace fatta tra Oasis e Blur, e Graham Coxon si spinge oltre: «Io vengo da Derby, che non è così a nord come Manchester, ma se fossi cresciuto nella stessa zona dei fratelli Gallagher probabilmente sarei finito negli Oasis»
Anche per questo, forse, Coxon si è sentito tranquillo nell’affermare: «Io vengo da Derby, che non è così a nord come Manchester, ma se fossi cresciuto nella stessa zona dei fratelli Gallagher probabilmente sarei finito negli Oasis. Amavamo tutti la stessa musica, quindi probabilmente sarei finito negli Oasis… il che è un pensiero strano».
Il musicista ha fatto riferimento anche a un’altra band, tra le cui fila si sarebbe sentito a proprio agio; si tratta del gruppo indie rock californiano dei Pavement . «I Pavement sarebbero stati divertenti, erano il giusto equilibrio tra caos e libertà espressiva», ha spiegato. «Mi piaceva vederli suonare dal vivo perché mi ispiravano, mi facevano venire voglia di non essere troppo rigido nel mio modo di suonare. Volevo essere un po’ più astratto ed espressivo… le note giuste non erano poi così importanti. Non è un approccio jazz, ma si avvicina a quel tipo di espressione e libertà».
Federica Checchia





