Una crisi politica crescente che da settimane lascia la Bolivia senza fiato, senza possibilità di recupero. Da quando il ministro della Difesa e la ministra dell’Istruzione si sono dimessi il quadro si è irrimediabilmente incrinato. I conflitti sociali, le proteste e i blocchi stradali sono diventati il riflesso di un malcontento che porta il nome del presidente boliviano Rodrigo Paz. La crisi economica e sociale, guidata da una crescente scarsità di risorse, fa da sfondo all’ultimo annuncio di Paz, che ha dichiarato lo stato di eccezione. Quest’ultimo rappresenta una misura estrema volta a ripristinare l’ordine attraverso la sospensione di diritti e di leggi ordinarie vigenti.

La situazione in Bolivia: un po’ di contesto

L’insediamento di Rodrigo Paz è stato inizialmente accolto con entusiasmo. Il Paese da decenni sta affrontando una crisi economica preoccupante, quindi il suo arrivo è stato percepito come una nuova possibilità di recupero. Il velo di ottimismo, però, ha lasciato il posto a una nuova e crescente incertezza politica. Le proteste, soprattutto tra maggio e giugno, non hanno fatto altro che inasprirsi. Numerose realtà lavorative hanno iniziato a chiedere, poi a pretendere, che il governo introduca misure adeguate per far fronte all’aumento del costo della vita. All’inizio di giugno i blocchi stradali sono stati circa un centinaio e le conseguenze si sono mostrate con estrema rapidità. Le conseguenze hanno causato problemi all’approvvigionamento di alimenti, medicinali e carburante nelle città e nei centri urbani. Coloro che hanno sostenuto la candidatura di Rodrigo Paz, adesso lo accusano di aver rinunciato alle sue promesse elettorali.

Tuttavia, non sono solo i manifestanti a generare disordini. Tra le figure coinvolte risulta anche l’ex presidente, Evo Morales. L’uomo, pur essendo nascosto a causa di un procedimento giudiziario per presunta tratta di minori, continua a incoraggiare le proteste. Paz, in contrapposizione, pare abbia cercato di contenere la crisi con ogni mezzo, tra cui anche il taglio del proprio stipendio per mostrare solidarietà alla popolazione più colpita. In questo scenario già estremamente teso sono affiorate anche nette polarizzazioni tra i governi. I latinoamericani vicini a Washington continuano a sostenere Paz, i leader di sinistra invece esprimono sostegno ai manifestanti per le condizioni in cui sono costretti a vivere. Ciononostante, i tentativi di recupero del presidente non sono stati sufficienti.

Rodrigo Paz ha annunciato lo stato di emergenza in Bolivia, ma i dettagli sono sconosciuti

Il presidente della Bolivia, in risposta all’attuale situazione che il Paese sta affrontando, ha annunciato sabato lo stato di eccezione. Le autorità ad oggi non hanno ancora annunciato le restrizioni, né la durata prevista. In un messaggio rivolto alla nazione, Paz ha sottolineato il tentativo di attuare provvedimenti volti a non raggiungere un ulteriore punto di rottura che, tuttavia, sono stati insufficienti. Il governo, spiega il presidente, è riuscito a raggiungere degli accordi con alcuni gruppi in protesta, legittimando la causa. Altri, invece, sono stati denunciati per l’utilizzo sistematico della violenza.

Paz ha scritto in un post su X: «I boliviani non possono continuare a essere ostaggi di blocchi che impediscono di lavorare, studiare, ricevere assistenza sanitaria, rifornirsi e portare sostentamento alle loro famiglie. Questo stato di eccezione non vuole togliere la normalità, ma ripristinarla», giustificando le ragioni dell’annuncio. È stato anche aggiunto che i primi tentativi basati sul dialogo non hanno portato ai risultati previsti, pertanto lo stato di eccezione si è rivelato necessario per cercare di riportare equilibrio in Bolivia.

Stefania Cirillo