Il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato a febbraio di quest’anno la chiusura del centro per le arti performative John F. Kennedy fino al 2028. Prima che l’interruzione datata 4 luglio potesse concretizzarsi, il giudice distrettuale Christopher Cooper l’ha bloccata congiuntamente al cambio del nome. Adesso l’amministrazione del centro ha comunicato a un giudice federale che il Kennedy Center è in fase di valutazione per capire se offrire un programma completo, oppure limitato.
La chiusura del Kennedy Center non sembra essere un’opzione
Cooper ha preteso che il centro fornisse dettagli precisi sullo stato di avanzamento dei piani del progetto di costruzione, poiché la chiusura annunciata era legata a dei piani di ristrutturazione. Oltre a ciò, il giudice ha chiesto entro venerdì le modalità che il Kennedy Center ha intenzione di adottare per garantire l’accesso al pubblico e le programmazioni, comprese le attività. Matt Floca, direttore esecutivo del centro, ha fornito tre opzioni che verranno proposte al consiglio a metà luglio. Si parla, quindi, di una «chiusura totale» senza programmi pubblici, di una «chiusura parziale» volta a garantire «un accesso pubblico parzialmente mantenuto e una programmazione limitata», oppure una «serie di chiusura graduali» con una programmazione più ampia.
In risposta gli avvocati della deputata democratica Joyce Beatty, a seguito della causa intentata, hanno scritto: «Per essere chiari, ribadisco, il querelante non sta chiedendo alla Corte di scegliere arbitrariamente tra i programmi presentati dagli imputati, né di microgestire le operazioni». «Gli imputati devono tuttavia fare qualcosa per garantire che vi siano operazioni significative a partire dal 5 luglio 2026, al fine di rispettare i termini espliciti dell’ingiunzione preliminare, e devono farlo in buona fede», hanno aggiunto. Gli avvocati, inoltre, hanno chiesto degli aggiornamenti settimanali sui «passi concreti intrapresi per riprendere la programmazione».
Stefania Cirillo





