Al centro delle denunce presentate da Simona Fede, la figlia di Emilio Fede e Diana de Feo, ci sarebbero somme di denaro, beni di valore e immobili che la primogenita ritiene non siano stati gestiti nel rispetto delle volontà dei genitori. Nello specifico “un milione e 400 mila euro che mancherebbe all’appello nei conti della madre. E gioielli, argenteria e opere d’arte per altri 400 mila euro di cui si chiede di ricostruire la sorte”.
Cosa succede tra le figlie per l’eredità di Emilio Fede
Come riporta Repubblica, Simona sostiene che pochi giorni dopo la morte della madre sarebbe stata presentata una dichiarazione nella quale si attestava che De Feo fosse deceduta senza lasciare testamento. “Una circostanza che definisce falsa, sostenendo che in famiglia tutti sapevano dell’esistenza delle volontà testamentarie”, si legge. Dalle verifiche effettuate presso diversi istituti di credito sarebbero emerse movimentazioni per circa 450 mila euro che Simona attribuisce alla sorella Sveva Fede, mentre per altre somme mancanti non individua un responsabile preciso.
Tra gli aspetti contestati compare anche una cassetta di sicurezza custodita presso una filiale Bnl romana. Dalla documentazione raccolta dalla primogenita emergerebbe un accesso effettuato nell’ottobre del 2020 da Sveva Fede. Quando avrebbe chiesto chiarimenti, “le sarebbe stato riferito che la cassetta era già stata svuotata dal padre Emilio Fede”. Una spiegazione che Simona non condivide, sostenendo che in quel periodo l’ex direttore del Tg4 fosse già fortemente debilitato e che la madre si trovasse nella fase terminale della malattia. Attorno a quella cassetta di sicurezza ruota anche il mistero relativo a gioielli, argenteria e opere d’arte che, secondo la ricostruzione della figlia maggiore, sarebbero spariti e che vengono quantificati in circa 400 mila euro.
La vicenda è stata commentata anche dalle dirette interessate. In dichiarazioni riportate dall’Ansa, Simona Fede ha spiegato che la sua intenzione è quella di opporsi alla richiesta di archiviazione e di avviare parallelamente un’azione civile.
“Quando sono andata a casa di mamma pensavo ci fosse stato un furto. Poi in questi mesi mi sono accorta che non è andata così”, ha dichiarato. Assistita dagli avvocati Daniele Bocciolini e Abraham Rallo, la primogenita ha inoltre fatto sapere di aver effettuato accertamenti patrimoniali, bancari e catastali e di aver incaricato anche un esperto per l’analisi di alcune firme. Tutto il materiale raccolto sarà utilizzato sia nell’opposizione all’archiviazione sia nel procedimento civile.
“Vorrei che venissero ripristinate le quote di legittima come volevano mamma e papà secondo i loro testamenti. Non chiedo altro”, ha concluso.
Dal fronte opposto, Sveva Fede ha scelto di affidare la propria posizione a una nota diffusa dal suo legale, l’avvocato Samuele De Santis. Nel comunicato si legge che lei e i suoi figli “intendono prendere categoricamente le distanze” dalle ricostruzioni diffuse e ribadiscono di essere stati vicini a Emilio Fede e Diana De Feo “fino ai loro ultimi giorni”. La nota sottolinea inoltre che i genitori avrebbero sempre gestito le proprie volontà “con lucidità e assoluta indipendenza”, assistiti da professionisti di fiducia. Lo stesso legale ha poi dichiarato: “Le denunce della signora Simona saranno prese in considerazione, ancorché più volte archiviate, al fine di procedere nelle dovute sedi alle rituali querele per calunnia”.





