Ci sono concerti, ci sono grandi concerti, e poi ci sono i concerti di Max Pezzali; più che uno show, una carezza collettiva per chi, ai tempi degli 883, era giovane, giovanissimo e, come si suol dire, “pieno di belle speranze”. Dopotutto, la scritta che campeggia sui maxischermi mentre l’Olimpico si riempie al tramonto, “Gli anni d’oro”, non è affatto casuale: la missione del padrone di casa è da tempo quella di permettere al suo pubblico -e a se stesso- di tornare, anche solo per una notte, a un’epoca più spensierata, leggera e genuinamente ingenua.

Max Forever – Stadi 2026 non è solo l’ennesimo tour di successo del cantautore pavese, ma un sentito ringraziamento ai suoi fan che, nonostante la scissione da Mauro Repetto e il periodo in cui il successo sembrava essergli scivolato dalle mani, non lo hanno mai abbandonato, continuando a cantare i suoi brani e rendendoli la colonna sonora delle loro storie d’amore, delle vittorie e delle sconfitte personali, di gioie e dolori, condivisi da una generazione scoraggiata e sballottata dagli eventi, ma che, in qualche modo, resiste agli urti.

Max Pezzali infiamma l’Olimpico con i suoi successi senza tempo

Prima di iniziare lo spettacolo, Max decide di gettare subito una manciata di sale sulle ferite calcistiche di un’intera nazione, facendo risuonare nello stadio romano Un’Estate Italiana, il singolo ufficiale di Italia ’90 eseguito da Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Un colpo basso, ma anche l’urlo liberatorio di un popolo privato ancora una volta dei Mondiali, panacea assolutamente necessaria in un momento storico in cui c’è ben poco da esultare. Al termine del pezzo, la notte magica di Pezzali può avere inizio.

Si parte con Tieni il tempo che, sin dalle prime note, scaccia via ogni pensiero, riportando i presenti a quelle sere estive scandite dal Festivalbar. Un amarcord che prosegue con Bella vera e una più che azzeccata La lunga estate caldissima, viste le temperature equatoriali. Il pubblico si scatena sulla sempre iconica Sei un mito e Viaggio al centro del mondo, ed è impossibile non ricordare il videoclip girato a Tokyo, una meta che, allora, ci sembrava lontanissima e irraggiungibile.

Il riuscito medley tra il vademecum universale per evitare la friendzone, La regola dell’amico, e Disco Inferno chiude, almeno per il momento, la parentesi festaiola, e si passa a L’universo tranne noi e, soprattutto, a Ci sono anch’io, tema principale del film d’animazione Disney Il pianeta del tesoro. All’epoca, non tutti riuscivamo a comprenderne appieno il testo, ma ora il verso «Chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te» assume un peso decisamente diverso.

La lunga notte romana di Pezzali, tra pene d’amore e supereroi che fanno una brutta fine

L’artista lombardo fa ballare anche gli steward con l’evergreen Hanno ucciso l’Uomo Ragno (adattissima alla serata, considerando che, proprio in quel momento, Tom Holland e Zendaya stavano presentando il nuovo capitolo della saga di Spiderman a Castel Sant’Angelo). Non pago, catapulta spalti e parterre su delle vere e proprie montagne russe emotive, infilando Non me la menare, Rotta x casa di Dio, Cumuli, Un giorno così / Senza averti qui, Ti sento vivere ed Eccoti. Poi, fa esplodere il cuore di tutti con Una canzone d’amore, intramontabile inno dei romantici che andavano a scuola con lo zainetto della Seven.

Pezzali sorprende tutti annunciando nuove date romane a gennaio 2027 e, dopo aver cantato La regina del celebrità, selezionata per acclamazione dal pubblico, passa a Nella notte e Io ci sarò. Subito dopo, ecco l’inconfondibile intro di Come mai, il brano che ha fatto sognare almeno due generazioni. Chiunque sia nato in un anno che inizia per 19 conserva -magari con un po’ di vergogna- il ricordo di se stesso chiuso nella propria cameretta, a struggersi per quel ragazzo o quella ragazza che accendeva i suoi sentimenti, portando però con se quella che, allora, sembrava una sofferenza insopportabile. Nel caso in cui qualche occhio sia rimasto asciutto, Max provvede a “rimediare” con Nessun rimpianto. L’Olimpico si trasforma in un coro di cuori spezzati e rattoppati, che finalmente riesce ad esternare la delusione, la frustrazione e, infine, il sollievo per aver lasciato andare il passato.

Max Pezzali omaggia il meglio del calcio italiano all’Olimpico di Roma

La lunga notte di Pezzali è iniziata con un omaggio al mondo del pallone, e il cantante riprende il discorso con La dura legge del gol, un altro di quei brani che, quando avevamo meno strada alle spalle, ci era poco chiaro ma, ora che di chilometri ne abbiamo macinati, fa vibrare corde ben diverse. Come sottolinea lo stesso artista, in fondo la vita è una lunga partita di calcio: ci sono momenti di grande euforia, ma anche cartellini gialli, rossi, infortuni e rigori sbagliati. Finché l’arbitro non fischia, però, c’è sempre un modo per rialzarsi, anche se un po’ malconci e con il fiatone.

In quello che, forse, si rivela essere il picco emotivo della serata, Max omaggia due eccellenze della Lazio e della Roma, il compianto Siniša Mihajlović e Francesco Totti, per poi intonare, insieme a tutto lo stadio, Gli Anni, mentre sui maxi-schermi scorrono le immagini dei più grandi del calcio italiano, dalla Nazionale del 2006 a Maldini, Paolo Rossi e tanti altri. Impossibile che questa canzone non vada a toccare qualcosa dentro di noi, che va oltre la nostalgia. Ricordare «Gli anni delle immense compagnie/ Gli anni in motorino, sempre in due» equivale a elaborare un piccolo lutto: quello di una versione di noi stessi che non esiste più, soppiantata da un’edizione 2.0 più consapevole e disincantata. Non tutti i nostri sogni si sono realizzati, e alcuni di essi non lo faranno mai. Abbiamo perso occasioni, amori, amici e molto altro ma, per fortuna, la partita non è ancora finita.

La voce di (più di) una generazione

Pezzali ringrazia i suoi fan con Lo strano percorso e Grazie mille, e i fan ricambiano cantandole parola per parola. Poi, è il momento di scatenarsi sulle note di Nord sud ovest est, inno non ufficiale di una generazione che non sembra avere una direzione ben precisa, tra lavori precari, mutui sulle spalle, instabilità sentimentale e chi più ne ha, più ne metta. Spesso la bussola delle nostre vite non sa bene dove puntare, «e forse quel che cerco neanche c’è» . Almeno per una sera, però, questo pensiero può essere accantonato, e ci si può ballare su. Da domani, si vedrà.

La ripresa di Tieni il tempo e Con un deca chiudono una serata decisamente sfidante dal punto di vista emozionale. Buona parte del pubblico del cantautore è formata da persone che si avviano a concludere gli -enta o che hanno già scavallato gli -anta e che, quindi, si trovano all’interno di un limbo in cui sanno di non essere più dei ragazzini -e non sempre riescono a scendere a patti con questo pensiero- ma che non si sentono ancora completamente adulte. Divisi tra ansie, senso del dovere, nostalgia e voglia di rivalsa, i Gen X e i Millennials hanno imparato a loro spese quanto il mondo reale possa uccidere fantasia e leggerezza.

In questo turbine di scadenze, responsabilità e incertezze, Max tende loro una mano con la sua musica, e avvolge l’Olimpico un abbraccio collettivo, che accende un lumicino di speranza: «Gli anni d’oro» saranno pure giunti al termine ma, finché ci ritroveremo a cantare insieme le canzoni che hanno segnato la nostra vita, quelli del «Tranquillo, siam qui noi» non finiranno mai.

Federica Checchia