Prima dell’inizio del vertice NATO fissato il 7 e l’8 luglio 2026 ad Ankara, in Turchia, la polizia ha arrestato 103 persone. Secondo quanto annunciato dalla Procura, l’obiettivo è di «far emergere le attività terroristiche in tutto il Paese». Tra i soggetti, tuttavia, figurano persone di spicco e ambientalisti che rinnegano duramente le ragioni dell’arresto.

Vertice NATO ad Ankaria, in atto una grande operazione di sicurezza

Gli indagati, 135 per la precisione, sono stati trasferiti al tribunale di Ankara a seguito degli interrogatori. Tra questi ultimi, la Procura ha disposto il rilascio di sei persone. Altre 129 persone, invece, sono state rinviate a giudizio con l’accusa di «appartenenza a organizzazione terroristica armata» con la richiesta di custodia cautelare. Attualmente il tribunale ha ordinato la detenzione di 103 sospettati e ha imposto misure di controllo giudiziari per altri 26. Come accennato all’inizio, tra le persone arrestate figurano soggetti di spicco nell’opinione pubblica. Euronews riporta alcuni nomi come Nevzat Özer, rappresentate della Fondazione TEMA ad Ankara, Emel Memiş Parmaksız, docente universitaria e professoressa associata, Yıldız Tar, direttrice responsabile di Kaos GL e Semra Demir e Kürşat Bafra, due avvocati.

Secondo le autorità, sussistevano prove concrete che indicano «un forte sospetto di reato». Tuttavia, risulta che durante gli interrogatori non siano stati mostrati elementi diretti a dimostrazione di un’appartenenza a un’organizzazione. La giornalista Yıldız Tar ha dichiarato: «Ho sentito per la prima volta il nome dell’organizzazione citata in questa inchiesta. Sono una giornalista e, per lavoro, devo seguire gli eventi sociali e trasformarli in notizie. Non avrei mai immaginato di dover affrontare un’accusa del genere». Una risposta analoga è arrivata anche dalla professoressa Emel Memiş Parmaksız che ha definito l’accusa «del tutto infondata». Ciononostante, il giudice di pace ha giustificato la misura cautelare per «concreto rischio di fuga». Inoltre, pare che «le misure di controllo giudiziario sarebbero al momento insufficienti». Non sono stati solo nomi noti a finire sotto indagine, ma anche cittadini anziani e pensionati impegnati in attività analoghe.

Stefania Cirillo