In Francia, il parlamento ha approvato una legge volta a regolamentare gli acquisti sulle piattaforme online del cosiddetto “ultra-fast fashion” e riguarda marchi come Shein, Temu e AliExpress, molto popolari sia nel Paese che nel resto d’Europa. Il disegno di legge, presentato per la prima volta due anni e mezzo fa, introduce una tassa per ogni singolo capo prodotto in serie nel settore tessile da queste società. In futuro, il suo importo dovrebbe aumentare. Entro il 2030 potrebbe arrivare a venti euro per indumento o accessorio, fino al massimo del 50% del prezzo del prodotto. Il ricavato andrà alle aziende di raccolta e riciclaggio dei rifiuti tessili.
La prima versione del disegno risale a marzo 2024 dalla Camera bassa. Quella successiva, passata nel giugno 2025 dal Senato, è più mirata, con misure rivolte ai rivenditori di ultra-fast fashion che operano esclusivamente online; esclusi dalla normativa i colossi europei del fast fashion come Zara e H&M.
«I loro nomi, sconosciuti fino a tre anni fa… sono ormai sulla bocca di tutti in Francia: Temu, Shein e AliExpress. Ciò che è in gioco oggi non sono solo i vestiti, ma il modello sociale che vogliamo difendere», ha dichiarato Serge Papin, ministro per le piccole imprese, in un discorso prima del voto. «L’industria presa di mira da questo disegno di legge è quella che inonda i nostri mercati con la moda usa e getta, con abiti indossati solo poche settimane prima di essere buttati via».
La legge contro l’ultra fast fashion è stata edulcorata, e non tutti sono d’accordo con questa versione ridotta
La legge deve ancora essere promulgata dal presidente per poter entrare in vigore. La parlamentare Anne-Cécile Violland, che l’aveva proposta, ha specificato che le pubblicità di queste aziende avranno una regolamentazione simile a quelle di alcolici o sigarette. La misura vieta inoltre la promozione di questi brand, anche tramite i contenuti degli influencer sui social media, e impone alle aziende di pubblicare sui propri siti dei messaggi per promuovere un consumo moderato, oltre che consigli per riparare e riutilizzare i vestiti.
Secondo Shein, alcune disposizioni del disegno di legge «sembrano presentare delle incongruenze con il quadro normativo europeo applicabile in materia di servizi digitali e commercio elettronico». Alcuni parlamentari, tuttavia, hanno criticato il provvedimento per aver risparmiato aziende europee e francesi come Zara e Kiabi. Charles Fournier, deputato dei Verdi, ha sottolineato come il testo originale sia stato «notevolmente ridimensionato», sostenendo che marchi come Zara e H&M «non sono diventati modelli di moda sostenibile». Anche Stop Fast Fashion, una coalizione di organizzazioni, ha forti perplessità su quella che ha definito una versione «fortemente edulcorata» rispetto alla proposta iniziale.
Federica Checchia





