I Litfiba sono in tour festeggiano il quarantennale dello storico disco “17 Re” e, tra una canzone e l’altra, Pierò Pelù lancia critiche sociali e ammonizioni. Ne ha una per tutti: i politici italiani, Putin, quel pezzo di me**a di Netanyahu e Donald Trump, che schernisce tenendo al lazo un ciuffo arancione, stile cowboy. Sul fatto che gli artisti debbano schierarsi o meno, sembra avere una posizione netta. Ma il dire la propria è un credo che porta avanti da sempre, intrecciando le canzoni con lo sguardo sulla realtà. “Il mio nome è mai più”, contro le guerre del mondo, è l’esempio più famoso. E, tra un brano e l’altro, rifilato una sequenza di attacchi al potere globale. Ha portato sul palco una testa in silicone con i capelli arancioni, legata a una corda per farla roteare. Chiaro riferimento, irrisorio, a Donald Trump. “Eccolo lo scalpo, eccolo qua. Sembra facile, ma vallo a prendere tu lo scalpo di quella testa di ca**o di Trump, vai. Vallo a prendere. Senza dimenticare quel grandissimo pezzo di me**a di Netanyahu”, ha dichiarato dal palco chiedendo di fermare i “sionisti” nella loro offensiva contro i palestinesi, sul sottofondo delle note di “Tex”.
“Apapaia” con il coro “Rispetta le mie idee”, dedicato al tempo all’obiezione di coscienza nel servizio militare, è diventato un inno contro i conflitti. “Oro Nero”, invece, un manifesto contro il patriarcato di cui “noi italiani siamo i maestri”. Per i bis, il frontman dei Litfiba si è presentato sul palco sventolando il tricolore, specificando di non “averlo mai fatto” e di dedicare il gesto al “no ai sovranismi e ai populismi”. Un tributo, ha affermato, a un’Italia “libera e antifascista”, condito da un “ci dispiace Salvini e Vannacci”. E un modo per ricordare che “questa è la nostra storia. Non vi offendete: è semplicemente la nostra storia”.
Non si tratta di un episodio isolato. Nel corso delle precedenti date del tour, Piero Pelù aveva già rivolto duri attacchi a Trump presentando il brano “Tex” e indicando il presidente americano come la «persona più cattiva» degli ultimi anni. Anche durante il concerto del 7 luglio al Carroponte di Sesto San Giovanni il cantante aveva utilizzato espressioni dure nei confronti del leader statunitense, accusandolo di provocare «disastri nell’economia e nella società mondiale», mentre aveva rivolto pesanti accuse anche a Netanyahu in relazione al conflitto in Medio Oriente.





