Qualche giorno fa, il Primo Ministro australiano Anthony Albanese ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale durante un intervento all’Università di Sydney, con un discorso che non ha lasciato dubbi sulla posizione del governo, e le sue parole sono state accolte con grande favore dalla comunità internazionale degli editori musicali. «Nessuna azienda dovrebbe utilizzare libri, musica, opere d’arte o notizie australiani per sviluppare o addestrare sistemi di IA senza che l’artista ne mantenga il controllo. Ciò include il controllo, da parte dell’artista, del prezzo e del valore della propria opera», ha dichiarato. «Qualsiasi altra cosa è furto».

L’intelligenza artificiale rappresenta un pericolo concreto per il diritto d’autore

Le sue esternazioni hanno rassicurato un settore preoccupato che le tutele del diritto d’autore potessero essere erose da un comparto tecnologico desideroso di utilizzare musica e opere creative per scopi legati all’IA, senza le necessarie licenze. Ciò non accadrà, ha assicurato il premier dell’Australia. Le implicazioni, tuttavia, «sono di portata globale», come ha osservato John Phelan, direttore generale della Confederazione Internazionale degli Editori Musicali (ICMP) con sede a Bruxelles.

L’organizzazione rappresenta il 90% della musica pubblicata commercialmente a livello mondiale e annovera tra i suoi membri Universal Music Publishing Group, Sony Music Publishing, Warner Chappell Music, BMG, Kobalt, Reservoir e Concord Music Publishing, oltre a migliaia di altri editori indipendenti. «Il nostro settore a livello internazionale concorda pienamente» con la posizione di Albanese, ha aggiunto Phelan, «e auspica di continuare a sviluppare mercati dell’IA e della musica fondati esclusivamente su consenso, attribuzione e remunerazione».

La lettera aperta di AMPAL

AMPAL, l’organizzazione affiliata all’ICMP per l’area australasiatica, si è battuta contro le eccezioni relative al text and data mining e ha sottoscritto la lettera aperta al governo promossa dalle industrie creative – insieme ad ARIA, AIR, APRA AMCOS e altre associazioni di categoria e artisti – per esortare l’esecutivo federale a respingere qualsiasi indebolimento delle tutele del diritto d’autore. «L’Australia custodisce qualcosa che nessun altro Paese possiede: oltre sessantamila anni di cultura delle Prime Nazioni», si legge nel messaggio. «Quei canti, quelle storie, quelle immagini e quelle lingue costituiscono un patrimonio culturale vivo. Qualsiasi quadro normativo che indebolisca la tutela del lavoro creativo espone tale patrimonio al rischio di essere assorbito dai sistemi di IA secondo modalità estrattive, irrispettose e irreversibili».

I membri dell’associazione e di altri organismi del settore si sono recati al Parlamento di Canberra all’inizio del mese, unendo le forze per far arrivare il proprio messaggio. «Se le aziende che sviluppano IA vogliono utilizzare la musica, devono ottenere il permesso, disporre di una licenza ed effettuare un pagamento equo», ha dichiarato Damian Rinaldi, CEO di AMPAL. «Il sistema delle licenze funziona già. L’Australia non dovrebbe indebolire il diritto d’autore per risolvere un problema che il mercato sta già risolvendo autonomamente».

Il premier Albanese annuncia l’istituzione di un «Ufficio per l’IA», per monitorare l’impiego dell’intelligenza artificiale nel settore musicale

Albanese ha concordato con queste posizioni. Nonostante le pressioni esercitate dai vertici di aziende come Microsoft, Anthropic, Google e altre, il governo ha respinto le richieste del settore tecnologico di poter utilizzare la musica senza autorizzazione e ha rifiutato le proposte relative alla creazione di un fondo per l’utilizzo delle opere delle industrie creative. Nel suo discorso di questa settimana, il premier ha sottolineato che scrittori, musicisti, artisti e giornalisti australiani «devono mantenere la proprietà e il controllo del proprio lavoro» e che «le nostre leggi lo sanciranno in modo inequivocabile». Contestualmente, ha annunciato l’istituzione di un «Ufficio per l’IA» (Office of AI) all’interno del Dipartimento del Primo Ministro e del Gabinetto, incaricato di agevolare la definizione di «standard australiani» per questa tecnologia.

Federica Checchia