Al termine di tre distinte cerimonie ufficiali, Alvin L. Bragg Jr., Procuratore distrettuale di Manhattan, ha annunciato la restituzione di cinquantanove beni culturali ai rispettivi Paesi di origine -nello specifico Italia, Iraq e Indonesia– per un valore complessivo di oltre seicentomila dollari. Al nostro Paese sono stati restituiti ben quarantotto reperti archeologici, con un valore totale superiore ai trecentomila dollari. Di questi, quarantacinque facevano parte delle collezioni del Metropolitan Museum of Art di New York.

La notizia va ad inserirsi nell’ambito della lotta internazionale contro il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte, che sta facendo passi da gigante grazie alle indagini condotte dall’Antiquities Trafficking Unit. «La restituzione di quasi sessanta reperti a Paesi di tutto il mondo rappresenta la portata del nostro lavoro investigativo e ringrazio il nostro team e i partner dei tre Paesi per la collaborazione che ha reso possibile il ritorno di queste antichità nelle loro terre d’origine», ha dichiarato ai presenti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le opere erano arrivate al polo museale newyorkese attraverso alcune acquisizioni effettuate da tre uomini da tempo noti alle autorità internazionali per il loro coinvolgimento nel commercio di reperti archeologici: Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki.

I reperti restituiti all’Italia dal Metropolitan Museum of Art di New York

Tra i reperti più importanti figura un cratere in terracotta, attribuito al Pittore di Troilo, databile tra il 480 e il 470 avanti Cristo. Burki lo avrebbe esportato illegalmente dall’Italia; successivamente Sandro Cimicchi lo avrebbe restaurato e, infine, il vaso sarebbe giunto alla casa d’aste Christie’s di Londra per la vendita. In seguito, è rimasto al Metropolitan Museum fino al sequestro disposto dalla Procura di Manhattan, all’inizio del 2026. Di grande valore storico è anche un piatto marmoreo per il pesce, proveniente dalla Magna Grecia e databile intorno al 400 avanti Cristo. Hecht lo aveva venduto nel 1984, destinandolo infine al Museo di New York.

La cerimonia si è svolta alla presenza del Console Generale d’Italia a New York Giuseppe Pastorelli e del generale di brigata Antonio Petti, comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Quest’ultimo ha voluto sottolineare il valore della collaborazione costante tra le autorità italiane e la procura di Manhattan: «La restituzione odierna da parte dell’Ufficio del Procuratore distrettuale di Manhattan rappresenta un simbolo concreto della proficua e consolidata collaborazione con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Esprimo il mio più sincero ringraziamento a Matthew Bogdanos e a tutto il suo team per l’impegno costante e quotidiano nel sanare le ferite inflitte al nostro patrimonio storico e alla nostra identità nazionale».

Federica Checchia