In un editoriale sul Guardian, gli attori britannici chiedono l’intervento del governo per tutelare i lavoratori dello spettacolo e il cinema indipendente. Tra questi Benedict Cumberbatch richiama anche le recenti cause legali negli Stati Uniti e lancia un forte appello contro la fusione Paramount-Warner. Un accordo che ha già grandi difficoltà da affrontare per realizzarsi.
Il dissenso di Hollywood
Benedict Cumberbatch, Alan Cumming e Benedict Wong hanno rivolto un appello al Regno Unito affinché venga bloccata la fusione tra Paramount e Warner. Attraverso un editoriale pubblicato sulle pagine del Guardian, gli attori hanno avvertito che tale operazione potrebbe causare “un danno enorme ai cittadini britannici”. La mobilitazione mira a sollevare l’attenzione sulle possibili conseguenze negative di un ulteriore consolidamento nel mercato dell’intrattenimento globale, invitando le istituzioni a un intervento diretto.

Al centro delle preoccupazioni espresse dagli attori vi sono le ricadute immediate sul settore audiovisivo del Paese. I firmatari temono infatti pesanti ripercussioni sull’occupazione delle troupe cinematografiche e televisive britanniche, oltre a una significativa riduzione dei finanziamenti destinati al cinema indipendente. Un ulteriore timore riguarda la concentrazione del settore dell’informazione e delle testate giornalistiche, un fattore che secondo gli artisti rischierebbe di limitare fortemente la pluralità dei media.
Un danno al cinema
Nell’editoriale si sottolinea come l’accordo danneggerebbe i lavoratori, la cultura locale e l’interesse pubblico, pur mantenendo l’ottimismo sulla possibilità di fermare l’operazione. A incoraggiare questa prospettiva sono state le dichiarazioni della ministra della Cultura britannica, Lisa Nandy, la quale ha manifestato l’intenzione di valutare se la fusione rappresenti effettivamente una minaccia per l’interesse collettivo. L’appello ricorda inoltre come l’operazione stia già affrontando ostacoli legali oltreoceano: all’inizio del mese, dodici Stati americani guidati dalla California hanno intentato una causa federale per bloccare l’accordo, sostenendo che porterebbe a un aumento dei prezzi, a una minore produzione di film e a un generale peggioramento qualitativo dell’offerta per il pubblico.





