Novantuno minuti per conquistare la quinta vittoria consecutiva consolidando la terza posizione. La Lazio espugna Reggio Emilia e continua la corsa Champions. Un successo pesante costruito ad arte da Simone Inzaghi
Vietato sbagliare. Questo il cartello appeso ovunque a Formello, dopo i precedenti rientri negativi dalle soste. Una settimana complicata con un Inzaghi impegnato nell’usare il bastone e la carota per ottenere il massimo dalla sua Lazio.
Come un buon padre di famiglia il piacentino ha saputo tenere alta la concentrazione strigliando i suoi al momento giusto evitando poi di lasciarli soli un attimo una volta scesi in campo.
I suoi ragazzi, capito il momento della stagione, lo hanno ripagato con una prova da squadra, forse, definitivamente maturata.

La vittoria del gruppo
Per raggiungere grandi traguardi non si può che procedere metro dopo metro, talvolta compiendo scelte impopolari. Inzaghi ha seguito fino in fondo le sue idee valorizzando al massimo il parco giocatori a sua disposizione. Al Mapei Stadium si è affidato ancora una volta a Patric, amuleto dei romani: con lui in campo i biancocelesti hanno sempre vinto.
Nel successo di ieri, la prestazione dello spagnolo incarna perfettamente la determinazione e lo spirito volitivo della Lazio. Dove non si arriva tecnicamente ecco subentrare quel qualcosa in più a livello mentale che fa volare il voto in pagella.
Caicedo come Patric. La gestione dell’ ecuadoriano descrive con precisione la bravura di Inzaghi nel saper trarre il massimo da ognuno. In avanti le gerarchie sono quasi definite: disinnescata a dovere la protesta di Immobile dopo il cambio con il Parma, Simone ha imparato a dosando con il contagocce l’alternanza Correa-Caicedo.
Inzaghi, un falegname che ha saputo “allungare” la panchina.
La zona Lazio
Dalla “zona Cesarini” alla “zona Lazio” è uno schiocco di dita. Nelle ultime tre trasferte i biancocelesti hanno siglato il gol vittoria negli ultimissimi minuti. La Lazio sa rimanere in partita fino alla fine pronta a colpire in qualsiasi momento fin quando non arriva il triplice fischio.
Inzaghi è ripartito da dove aveva lasciato la Lazio da calciatore. Era ottobre 2008 quando il piacentino insaccò, a tempo quasi scaduto, la rete del pareggio contro il Lecce.
Un gol decisivo e brutto come la sua squadra ieri nel secondo tempo. I capitolini, autori spesso di un calcio spumeggiante, ultimamente stanno crescendo proprio quando da principi si trasformano in rospi. È successo con Fiorentina, Milan e Sassuolo.

Nell’eterno dibattito tra il giocare bene e non vincere e conquistare i tre punti apparendo brutti, Inzaghi ha abbandonato l’idea di conciliare le due fazioni optando per la soluzione più efficiente.
Inzaghi e la Lazio equilibrista
Un Immobile che continua a sbaragliare le difese avversarie ed una Lazio che strappa i tre punti in extremis. Ecco i possibili titoli di Sassuolo-Lazio. In realtà, dietro ad ogni successo si celano tanti piccoli segreti. Uno di questi si chiama equilibrio. Un dettaglio non secondario su cui Inzaghi ha lavorato tanto.
Il k.o. di Ferrara negli ultimi secondi ancora brucia. In un campionato con la classifica cortissima dove ogni punto assume un peso non trascurabile mantenere un assetto bilanciato diventa una priorità.
Nella striscia di cinque successi consecutivi la bravura nel non sbilanciarsi troppo è forse il vero fattore decisivo. Inzaghi lo sa bene e, forse, proprio per questo ieri urlava a Milinkovic di non perdere l’equilibrio.

Evitare di subire ripartenze letali, recuperare il pallone affidandolo subito alla classe dei quattro (cinque tenori). Un copione semplice, ma da recitare senza esitazioni per sognare la Champions League.
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