Una Lazio troppo sicura di sè ed incapace di raddoppiare cade contro una Spal bravissima a rimanere in partita e sfruttare al meglio il calo degli ospiti. Un k.o. inaspettato che fa tornare nella mente dei tifosi laziali i fantasmi della scorsa stagione quando a Ferrara, in un match molto simile, i ragazzi di Inzaghi fermarono la rincorsa Champions. Tanti gli errori di una rosa ancora lontana dal vero salto di qualità

Dovremo evitare gli errori commessi nelle prime due giornate“. Queste le frasi di Marco Parolo nel pre partita di ieri ai microfoni della canale ufficiale della Lazio. Parole pronunciate da un senatore intenzionato a non farsi trascinare dal troppo entusiasmo delle prime uscite dove a farla da padrone è stato il bel gioco.

Evitare gli errori commessi, o meglio i piccoli errori, diceva il numero 16 biancoceleste. Talvolta sono proprio le piccole mancanze a fare la differenza: un’ occasione mancata di troppo, la presunzione di avercela fatta dopo aver sbloccato il risultato ed un approccio mentale non adeguato ad una sfida di Serie A.

A Ferrara la Lazio ha assaporato l’amaro sapore del disincanto come un bambino svegliato all’improvviso da un bel sogno. Gli uomini di Inzaghi non sono riusciti a comporre il dibattito tra il bel gioco e la vittoria ed anzi hanno dimostrato che per puntare in alto non serve stravincere, ma spesso, specialmente in trasferte come quella di ieri, anche un semplice uno a zero vale oro, come confermato nel post gara dal capitano Senad Lulic.

Stessa storia, stesso posto, stessa Spal

Gli obiettivi stagionali non si decidono nelle sfide con le dirette concorrenti, ma contro le “piccole”. Un assioma del calcio moderno assodato oramai nella mente di tutti, ma non forse in quella dei giocatori della Lazio.

Come sei mesi fa, al Paolo Mazza i capitolini conducono la gara, creano, non sfruttano e cadono nel finale. In ambo i casi siamo in presenza di una sconfitta inaspettata giunta dopo una grande prova di carattere: a marzo la Lazio prima di incontrare la Spal aveva espugnato San Siro, ieri era reduce da una partenza stagionale straripante. Se tre indizi fanno una prova, due danno vita ad una presunzione anche considerando il secondo tempo di ieri.

In match alla portata ma comunque delicato, il giusto approccio mentale può riuscire a far dimenticare anche un calo fisico apparso evidente nell’ultimo terzo di gara. Siglato il vantaggio su rigore, la Lazio ha iniziato a ripetere i famosi errori di cui si parlava all’inizio mancando più volte il raddoppio. Nel secondo tempo, poi, non è scesa in campo staccando completamente la spina.

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Andrea Petagna appena dopo aver siglato il pareggio- Photo Credit: Getty Images

Minuto dopo minuto la Spal ha guadagnato metri. I romani hanno abbassato il baricentro arrivando sempre dopo gli avversari sulle seconde palle ed iniziando a perdere troppi uno contro uno. E nel momento di difficoltà ecco mancare la reazione nervosa, con i biancocelesti in evidente sofferenza a partire dall’allenatore sino all’ultimo dei magazzinieri.

Se poi al crollo mentale aggiungiamo quello fisico (leggermente allarmante alla terza giornata), il danno è fatto.

Colpa del turn over?

Come di routine, nel calcio il primo responsabile delle sconfitte è sempre l’allenatore. Ed in effetti, parlare di turn over alla terza giornata appare quasi rocambolesco. In realtà, analizzando più da vicino il match di Ferrara, si può notare come la “nuova Lazio” abbia saputo nel primo tempo gestire il vantaggio senza soffrire quasi mai.

E se nella seconda frazione la prestazione è calata visibilmente, neppure l’inserimento dei top ha portato ad un’ inversione di tendenza: le due stelle Correa e Milinkovic-Savic rimangono di molto sotto la sufficienza. Se l’argentino qualcosa ha fatto vedere, il serbo non è mai sceso in campo. Inoltre, i due ingressi hanno arretrato il raggio d’azione di un Luis Alberto apparso per una buona parte della gara quello di due anni fa.

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Giornata negativa per Ciro Immobile poco incisivo dopo il rigore del momentaneo vantaggio- Photo Credit: Massimo Paolone/LaPresse

In fase difensiva, peraltro, i calciatori chiamati a sostituire l’infortunato Luiz Felipe (prima Patric e poi Vavro) hanno portato a termine il compito giornaliero senza grandi affanni.

L’ insufficienza in pagella di Inzaghi va forse ricercata, più che nel turn over, nell’ incapacità di dare la scossa ai suoi nei momenti decisivi.

Da dove riparte la Lazio?

Essere impegnati in Europa League talvolta può essere molto utile per archiviare al più presto sconfitte pesanti. Stop imprevisti dopo i quali la Lazio è spesso ripartita alla grande.

La sfida di ieri ha aperto un mini ciclo di 7 partite in 21 giorni già molto importante per delineare ancor meglio gli obiettivi stagionali. Tornare in campo contro il Cluj giovedì sera può rappresentare l’antidoto giusto per guardare avanti, come confermato da Simone Inzaghi nel post gara di ieri. Non c’è tempo per recriminare, la stagione corre via veloce.

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