Sta per iniziare una nuova settimana di arrivi nelle nostre sale cinematografiche. Questa settimana abbiamo scelto come film da non perdere il film presentato con successo alla Berlinale “Dio e donna e si chiama Petrunya” e il nuovo horror di Natale, remake di una celebre pellicola del 1974, “Black Chrsistmas”
Dio è donna e si chiama Petrunya: una donna contro tutti
Dopo il successo riscosso alla scorsa Berlinale e la presentazione al Torino Film Festival, il 12 dicembre arriva nella sale cinematografiche italiane “Dio è donna e si chiama Petrunya”. Si tratta del racconto di un fatto realmente accaduto di cui è protagonista una giovane donna macedone che, irrompendo in rito sacro riservato agli uomini, spezza la consuetudine patriarcale dello Stato e della Chiesa affermando la sua libertà da questa società che l’aveva oppressa.
“Conosco bene gli stereotipi che circolano nelle piccole città, dove sono cresciuta anch’io, e so che cosa vuole dire essere poveri e vivere con i genitori. Quando c’è da prendere una decisione, spesso le donne non hanno nemmeno diritto di parola. Da piccola non capisci certi meccanismi, che diventano quasi inconsci, ma è nel tuo cuore che puoi riscoprire la ribelle che è in te e riuscire a connetterti con Petrunya”, ha detto l’attrice protagonista del film Zorica Nusheva. Un problema in comune con molte parti del mondo dove la società patriarcale la fa ancora da padrone.
Black Christmas: L’orrore a Natale
Il 12 dicembre ritorna nelle sale cinematografiche italiane un classico dell’horror. Stiamo parlando di “Black Christmas”, remake del celebre film del 1974. Come 45 anni fa le protagoniste della storia sono delle donne di una confraternita universitaria americana. Questa volta però non saranno inermi mentre uno spietato assassino stalker le uccide una ad una ma cercheranno di fermarlo a tutti costi.
Una rivisitazione in chiave femminista molto forte che non sorprende affatto dopo gli scandali suscitati dalla campagna #Metoo e la ribellione di molte donne che hanno cominciato a parlare delle violenze subite.
“Volevo creare qualcosa che riflettesse il nostro tempo in questo momento, attingendo più da ciò che l’originale evocava per me piuttosto che grandi punti della trama. Per me, si trattava di come ci si sente ad essere una donna nel 2019”, ha detto infatti la regista Sophia Takal spiegando ,infatti, la genesi del film.





