Dopo i primi due round dello scorso anno, in cui non era stata raggiunta una maggioranza, Israele si prepara per le elezioni del 2 marzo; il dubbio che possano non essere le ultime, però, persiste. Sarà finalmente la fine dello stallo?

Elezioni Israele del 2 marzo, qual è la situazione attuale

Per la terza volta in undici mesi, Israele si prepara per recarsi alle urne nella giornata di domani. Con le elezioni del due marzo, infatti, dovrebbero essere eletti i 120 membri della Knesset, il parlamento monocamerale israeliano – o almeno è questa la speranza, dopo i risultati inconcludenti delle elezioni di aprile e dicembre 2019.

Se infatti i due blocchi principali non riuscissero a raggiungere neanche questa volta una maggioranza (61 seggi alla Knesset), la possibilità di una quarta tornata elettorale diventerebbe sempre più concreta.

Stando ai sondaggi, il premier Benjamin Netanyahu gode di un leggero vantaggio con il suo Likud (partito nazionalista liberale e di destra) rispetto all’avversario Benny Gantz e alla coalizione Blu e Bianco (che comprende il Partito di Resilienza per Israele, Yesh Atid e Telem). In ogni caso, nessuno dei due schieramenti sembra avere i numeri necessari per formare una maggioranza.

Se verranno confermati, è probabile che Netanyahu riceva dal capo dello stato l’incarico di formare una nuova coalizione, e che si rivolga proprio al suo avversario di destra Avigdor Lieberman: quest’ultimo sembra però escluderlo, almeno per il momento.

Netanyahu è anche riuscito a rafforzare il legame con gli USA, facendo presentare a Trump il suo “piano di pace” (Accordo del Secolo) per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese, in linea con il nazionalismo del leader del Likud.

Gantz, pur rivolgendosi agli elettori di sinistra con un programma di destra, sembra puntare tutto sul “voto utile” per cacciare Netanyahu, ormai in carica dal 2009 e su cui pesano le accuse di corruzione, frode e abuso di potere: il 17 marzo avverrà infatti il processo.

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