Sono passati 101 anni da quel 7 maggio 1919, giorno in cui nacque Eva Maria Ibarguren Duarte, conosciuta come Evita Perón. Figura affascinante e controversa, Eva Perón contribuì in modo determinante alla politica dell’Argentina, gestendo l’immagine del marito (Juan Domingo Peròn), e cercando di mantenere per il governo buoni rapporti con la Chiesa cattolica; fu sempre lei a mettere al centro della politica peronista, con la sua stessa attività, la classe operaia e le donne. 

Molte sono state le opere teatrali che hanno raccontato e “ri-letto” questa importante icona femminile (e femminista, oserei aggiungere), primo fra tutti il celebre musical Evìta, di Andrew Lloyd Webber. Quest’opera vide il proprio debutto teatrale il 21 giugno 1978,  in un teatro del West End di Londra ed il ruolo di Evita fu affidato per la prima volta ad Elaine Paige

Il musical di Webber è stato poi ripreso in Italia nel 2017 con protagonista Malika Ayane per la regia di Massimo Romeo Piparo; ma quello che i più non sanno è che, prima del re della produzione musical italiana, questo spettacolo era stato tradotto, adattato e rimesso in scena dal giovane regista (oltre che autore e compositore) Marco Savatteri, direttore della Casa del Musical: all’età di soli 16 anni Marco mise, infatti, in scena un musical con 54 attori e musicisti dal vivo dal titolo:”Il suo popolo la chiamava Evita”. Noi di Metropolitan Magazine lo abbiamo intervistato, oggi, per voi.

Marco Savatteri - Foto personale
Marco Savatteri – Foto personale

Intervista a Marco Savatteri

MM : Marco, tu sei un profondo conoscitore di “Evìta”. Quando e come è nato questo amore?

M.S. : Avevo 16 anni quando fui letteralmente travolto dal musical. Tutto combaciava in un equilibrio perfetto: musica, drammaturgia, introspezione psicologica e naturalmente la storia. Ero folgorato da un’opera musicale degli anni ’70: il potere dei classici! Formai una compagnia teatrale (50 giovanissimi folli come me) e di portai in scena Evìta, a modo mio. D’altra parte a 16 anni è consentito sognare… Ovviamente iniziai a studiare a fondo la figura storica di Eva Duarte de Peron.

MM : Chi era, secondo te, Eva Peron? E perché raccontarla a teatro?

M.S. : Evita è stata una donna amata e odiata in un modo straordinariamente teatrale. La  sua vita sembra un “The Truman Show”, con appositi ruoli di coprotagonisti e antagonisti inseriti per creare un capolavoro di drammaturgia. Questo fu compreso, decenni dopo, da Tim Rice, giovanissimo autore già conosciuto per Jesus Christ Superstar. T. Rice voleva indagare sulla dicotomia Santa/Puta che caratterizza la storia di Eva, e raccontare come un’icona può creare pericolosamente fanatismo e idolatria, oppure odio, quello più profondo. Nonostante la vera Evita “da viva” conquistò le prime pagine di tutto il mondo, probabilmente, senza il musical, oggi questa storia sarebbe quasi dimenticata. ( Non per l’Argentina, di certo!).

Personalmente, una cosa di Evita mi ha sempre colpito: la sua azione. Nonostante la sua causa fosse pregna di demagogia e populismo, propaganda spietata di una dittatura vera e propria, Eva non era soltanto la Leader che urlava incitando le masse dal balcone. Lei veramente si sporcò le mani per raggiungere i suoi descamisados, senza paura di toccare lebbrosi, ammalati, poveri e dimenticati. Era una donna vicina al suo popolo. Mi piacciono le sue contraddizioni ma anche l’ineguagliabile determinazione. Fu una donna incredibile. “La più grande arrampicatrice sociale dopo Cenerentola” era instancabile: soltanto il suo stesso corpo, o meglio la malattia, avrebbe potuto fermarla; e lo fece, troppo presto.

Nel musical, Evìta è narrata da un ragazzo che ne è la coscienza critica, rimanendo indissolubilmente legato. Sono tutti elementi tragici di un gran modo di fare Teatro, classico ma moderno, cui si aggiunge una musica in grado di emozionare con intelligenza e ironia, bella perché opportuna! Lo considero un musical unico, soprattutto perché non cerca a tutti i costi il favore degli spettatori. Evìta rappresenta la dimensione tragica ed eterna di una vita che si costruisce da sé; è la storia di chi, dal nulla, realizza qualcosa di grande, forse così grande da perdere il controllo. E poi c’è l’amore di un popolo, quel suo popolo che con affetto la Chiamava Evìta!

Evìta - musical tradotto da Marco Savatteri, regia Susy Tagliapietra
Evìta – musical – adaattamento: Marco Savatteri, regia : Susy Tagliapietra

Quando Evìta “sbarcò” in Italia

MM : Come è nato il progetto di traduzione ed adattamento in italiano? Sei stato il primo in Italia, giusto?

M.S. : Ho iniziato a tradurre Evita a 17 anni, quando sperimentavo infinite versioni ad Agrigento con la mia compagnia amatoriale (amatoriale per me significa passione: siano benedetti i dilettanti…). Come potevo rendere immediatamente comprensibile e “vicino” il significato delle liriche di Tim Rice? Senza saperlo, stavo per fare un salto nel buio più nero. A 17 anni mi trovai di fronte al problema del “tradurre uguale tradire”… e non vi sarebbe stato scampo! Era impossibile tradurre letteralmente. Il sistema lingua italiano è molto diverso da quello inglese; così ho cercato di ri-scrivere rispettando l’anima e il vigore espresso nella musica: far fluire una lingua italiana perfetta ma sempre rispettando la metrica. Come avrebbe pensato l’autore di Evìta se avesse scritto in italiano? Spesso le traduzioni musicali risultano cacofoniche perché forzatamente si cerca di inserire, verso per verso, una traduzione esatta. Non sapevo a 17 anni che quel lavoro, faticosissimo, pieno di ostacoli, sarebbe divenuto la mia tesi di Laurea Magistrale in Lettere. E poi, una regista genovese, Susy Tagliapietra, mi chiese di utilizzare il libretto italiano per un piccolo tour di una nuova produzione di Evita in Italia: questo significava far autorizzare il testo direttamente da Tim Rice. E così fu, con mia grande emozione Oggi esistono anche altre versioni di Evita in italiano, ma questa è un’altra storia…

MM : A proposito di “ri-pensare in italiano”, come riportare i sapori e lo stile dell’Argentina in Italia?

M.S. : L’Italia e l’Argentina hanno molto in comune. L’Argentina mi ricorda molto la mia Sicilia. Avevo una pro-zia emigrata a Buenos Aires, durante il Peronismo, che mi raccontò tanti aneddoti. Pensate un pò: Zia Maria si rifiutò di vedere il mio spettacolo perché “nessuna ragazza avrebbe dovuto osare incarnare Evita, nemmeno per finzione scenica.” (spazio al disagio…)

Evìta - musical tradotto da Marco Savatteri, regia Susy Tagliapietra
Evìta – musical – adattamento: Marco Savatteri , regia: Susy Tagliapietra

Tutta colpa di Evìta

MM : Torneresti ora, “da adulto”, a dirigere Evita, magari con il tuo libretto Italiano?

M.S. : Oggi scrivo e dirigo spettacoli spesso lontani dal genere musical; ma se dovessi dirigere oggi Evita, più che raccontare la storia in un Paese, metterei in scena la metafora. Evita è la metafora di una donna che percepisce la vita in un modo straordinario: l’ambizione di un diritto negato, la voglia di un riscatto ad ogni costo, con ogni mezzo. Evita è stata, nel bene e nel male, una miracolo di carisma e fascino. Ed è stato anche il mio inizio nel mondo dell’arte: scuola, palestra, ispirazione. Se oggi scrivo e dirigo per il teatro, posso certamente affermare che è merito ( o colpa) di… Evita.

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