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Pensioni, ecco come andrà per i prossimi pensionati

Pensioni 2022 (UrbanPost)

Le pensioni dell’immediato futuro rischiano di subire un pesante contraccolpo con la crisi economica legata al coronavirus.

Le pensioni di chi lascerà il lavoro nel 2022 potranno subire una riduzione fino al 4%. Meno rischi per chi invece andrà in pensione nei prossimi due anni

Anche le pensioni non saranno immuni al colpo che il coronavirus ha assestato all’economia italiana. Per quest’ultima le stime di crescita per il 2020 sono intorno al -10%: un numero altissimo, che avrà pesanti conseguenze per tutto il Paese. Le pensioni potrebbero subire un taglio tra il 2 e il 4% sulla cifra lorda. Proprio per questo il segretario confederale della Uil ha chiesto al Governo di intervenire rapidamente:

“Gli effetti della crisi impatteranno anche sulla rivalutazione delle pensioni in essere. Per questo, la Uil chiede da subito al Governo di intervenire sia per il calcolo della rivalutazione del montante contributivo sia per l’individuazione dell’indice di rivalutazione delle pensioni erogate. Questo è un primo modo concreto di aiutare i pensionati presenti e futuri”

Il sistema italiano

Come spiega il “Corriere della Sera”, i pensionati italiani si dividono in tre categorie. Nella prima rientrano i beneficiari della riforma Dini (1995), che prevedeva un sistema retributivo per chi avesse almeno 18 anni di contributi. La seconda invece è regolata dalla riforma Fornero (2012), che ha stabilito un sistema contributivo. Nella terza infine ci sono coloro che nel 1995 non avevano ancora 18 anni di contributi: per loro il calcolo contributivo comincia con l’anno 1996.
La riforma Dini aveva inoltre stabilito che i contributi versati a partire dal 1995 venissero rivalutati considerando anche la crescita media del Pil nei 5 anni precedenti il pensionamento. Poiché le cifre esatte richiedono tempo per essere calcolate, il Pil del 2020 sarà disponibile solo a 2021 avanzato. Ciò significa che le prime pensioni che ne verranno influenzate saranno quelle erogate da gennaio 2022, e saranno probabilmente le più colpite. Già dall’anno successivo, mettendo in conto una ripresa nel 2021, il danno potrebbe attenuarsi.

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