Paolo di Dono, conosciuto anche come Paolo Uccello, è un artista simbolo del primo Rinascimento italiano. Nelle sue opere è evidente la ricerca del senso della prospettiva e della tridimesionalità. La sua arte si colloca infatti tra i protagonisti della mediazione tra l’innovativa arte rinascimentale e tradizione gotica.

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Oxford – Ashmolean Museum – attribuito a Paolo Uccello 1470 Caccia Notturna

Paolo Uccello

La passione di Paolo Di Dono, anche detto paolo Uccello, per la prospettiva è leggendaria. Vasari ci racconta nel suo libro le vite dei pittori, di come Paolo fosse un fanatico del lavoro. Lavorava fino a notte fonda ossessionato dalla ricerca delle regole matematiche che presiedono la prospettiva. Quando poi la moglie lo chiamava a letto, rispondeva: “Che dolce amante questa prospettiva!“. Vasari non racconta però cosa la moglie gli diceva a risposta.

Paolo Di Dono nasce poco fuori Firenze e inizia come uno dei numerosi aiutanti del Ghiberti per la finitura dei bronzi della seconda porta per il battistero di Firenze. Quindi inizia non come pittore, ma come aiuto nella realizzazione del capolavoro di orificeria del Ghiberti. Questo è un punto di partenza importate per capire l’evoluzione artistica di Paolo Uccello,  nel suo lavorare sulla continua ricerca della terza dimensione. Paolo viaggia molto e ha nuove idee. Lavorerà in un maniera innovativa che non sarà semplicemente quella della precedente tradizione pittorica. Pur mantenendo elementi decorativi associabili alla pittura tardo Gotica, è ossessionato dalla dimensione matematica della prospettiva. Vive nella Firenze del Brunelleschi e di Masaccio, ed è amico di Donatello. Come Piero della Francesca e come Leonardo è interessato alla matematica e alle sue regole per una resa perfetta della prospettiva. Una resa tanto perfetta da risultare comunque irreale.

Firenze Uffizi, Paolo Uccello,  1430 Battaglia San Romano
Firenze Uffizi, Paolo Uccello, 1430 Battaglia San Romano

La Battaglia di San Romano

Infatti il contrasto tra la resa delle decorazioni tardo gotiche, con utilizzo di dorature e colori piatti, e il rigore spaziale con cui dispone con esattezza e in prospettiva tutti gli elementi, dagli alberi alle figure, di diversa dimensione a seconda della lontananza restituisce come risultato una atmosfera irreale, fiabesca. Infatti gli elementi delle sue grandi tele, come quelle della Battaglia di San Romano, o della Caccia Notturna collocati sulle direttrici come su una scacchiera.

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Londra, National Gallery , Paolo Uccello Battaglia San Romano

Nella Battaglia di San Romano è rappresentata la violenta battaglia tra Firenze e Milano per il controllo del porto di Pisa. Se ne conoscono tre tele di grandi Dimensioni, una agli Uffizi di Firenze, una a Oxford e una a Parigi. Nelle scene della Battaglia della tela di Oxford, le lance sono disposte a terra come cadute casualmente nello scontro, ma sono tutte dirette ortogonalmente verso il punto di fuga. I soldati hanno le loro belle armature, tanto belle da riconoscere che sono le armature da parata e non quelle che si indosserebbero per una battaglia. Lo scontro c’è, è violento, ma non c’è traccia di sangue accanto ai soldati caduti. L’artista ci racconta una versione edulcorata della battaglia. Lo sfondo è popolato da specie vegetali dipinte con minuzia descrittiva che richiamano lo stile tardogotico.

Effetto Fantasy

La sua arte si colloca infatti tra i protagonisti della mediazione tra arte rinascimentale innovativa e tradizione gotica. Pur nella esattezza delle proporzioni l’effetto generale è onirico, come si trattasse di una scena di Teatro o di un Torneo. Il risultato è uno stile Fantasy.

Paolo fu celebrato fin dalle fonti più antiche come un virtuoso della prospettiva e un amante degli animali. Il soprannome Uccello deriverebbe proprio dal suo amore per gli animali e in particolare per gli uccelli. Il soprannome con cui è noto, testimoniato dalle fonti più antiche, fu utilizzato dal pittore stesso. Infatti compre come firma al Monumento a Giovanni Acuto nel duomo di Firenze e nell’episodio della Battaglia di San Romano della Galleria degli Uffizi: «PAVLI VGIELI OPVS». La sua rappresentazione del mondo, colorata e fantastica, risulta collocarsi proprio tra il Gotico e il Rinascimento, tra astrazione e realismo.  Giorgio Vasari nel suo libro lo inserì, con il Brunelleschi, Donatello, Lorenzo Ghiberti e Masaccio tra i padri del Rinascimento fiorentino.